Cosa significa vivere con un nerd. Ma sul serio.

Doveva capitare.

Qualcuno doveva rompere il silenzio, e quella sono io.

Fra poco saprete cosa significhi vivere con un nerd. Ma sul serio.

“Nerd is the new chic”. Vero, verissimo.

Ormai lo si legge sulle magliette, sulle agende, sugli occhiali da geek, sulle cover per i devices, sulle scarpe, sulle borse da notebook.

Tutta roba che un geek vero non toccherebbe neanche con delle bacchette lunghe lunghe, e anche magari sterilizzate.

Ma pare che dopo l’immagine del “geek” sfigato, cioè il nerd americano primi anni ‘80, che è il prototipo da cui, trae la sua origine occhialuta l’icona nerdica, le cose siano andate lentamente cambiando. Prima è arrivata quella cosa geniale che fece Ahston Kutcher con “The beauty and the geek” (quello vero, intendo, dove le reginette di bellezza e i nerd dovevano vivere insieme, cercando di imparare l’uno dall’altra, and back.). Poi tutta quella letteratura cinematografica e televisiva che, partendo da Bill Murrey al SNL, è sfociata nel capolavoro assoluto di “The Big Bang Theory”, e il geek/nerd pare iniziato lo sdoganamento da molti sospetti di disagio sociale e di sfiga cosmica. Molti sospetti, non tutti.

Ora, come tutte le cose che diventano improvvisamente di moda, la verità è che la loro natura è un po’ diversa da come la raccontano. Capiamoci, non è che sia completamente una balla o una costruzione accademica. Il fatto è che la verità sta nelle pieghe che esistono fra una sceneggiatura di Chuck Lorre e una giornata di vita quotidiana con “uno di loro”. Per esempio il mio. Quello che mi ha trasformato in una nerdwife. Oppure che ha risvegliato in me il “potere” della nerdwife che c’era sempre stato, ma che non si era mai palesato.

Nerdwife… sarebbe?

La Nerdwife è l’anello di congiunzione fra la “femina communis” (l’ho inventati io, ok) e“l’homo technologicus” (idem).

Noi Nerdwife siamo una nuova categoria antropologica. Una categoria nata negli ultimi 10 anni, ed ancora in evoluzione.

La Nerdwife è una linea evolutiva che sta sperimentando una nuova struttura sociale inesplorata, cioè la coppia con un nerd.

Perché, diciamolo, il nerd non è da tanto che si accoppia. Fino a qualche decennio fa di noi non c’era proprio alcun bisogno. Semplicemente non esistevamo.

Fino a quel momento il prototipo dello studioso tecnologico, “Lego_dipendente”, “esule dalla Terra di Mezzo” e con quella punta di Asperger (che non si può diagnosticare per certo, ma c’è), era relegato nella sua stanzetta a fare quello che tutti immaginiamo, cioè scrivere codici, smontare dischi rigidi, lucidare spade laser e collezionare carte di D&D.

E poi l’altra cosa che immaginiamo, anche.

Delle femmine, in media, non aveva bisogno. Spesso gli mettevano ansia. Di sicuro disturbavano. Disturbavano perché non avevano porte seriali e quindi i poveri geek non sapevano bene come funzionassero; disturbavano perché di solito non ci c’erano molte ragazze interessate alla saga degli Ewok, e soprattutto il parallelo con la famiglia di Chewbecca le avrebbe lasciate un po’ interdette.

Veramente, se dobbiamo dirla tutta, nell’ombra, qualcuna si stava preparando all’alba della nerdwife. Io, per esempio.

Si trattava di ragazze all’apparenza normali, ma che nascondevano nello zaino “La fisica di Star Trek”. Ragazze che non si potevano definire nerd, perché mancavano di tutta quella sintomatologia tipica del genere, ma che iniziavano ad essere curiose del “lato oscuro” della vita, quello che per gli altri risultava noioso ed inutile. Non era ancora una vera passione.

Era più una “voglia di qualcosa di diverso”.

Erano gli anni ’80 e poi ’90, e il mondo, come non mancano di ricordarci gli speciali tv trasmessi ovunque, stava cambiando.

E lo stavano cambiando i geek, i ragazzi con gli occhiali.

E’ arrivato Steve Jobs a riempire il mondo di devices, e per questo non lo ringrazieremo mai abbastanza. Certo, i puristi diranno che c’entra anche quell’altro signore biondo, quello all’apparenza molto sfigato ma molto ricco, quello che dovevi comprare il suo sistema operativo per forza, ma tant’è.

In ogni caso, l’arrivo di tutta questa di tecnologia nella vita delle persone, ha trasformato l’immagine dello ‘scrivicodici’ da “sommo sfigato” alla metafora positiva di “quello che crea la magia”, che ti permette di fare cose che prima non potevi neanche immaginare e che ti mette a disposizione un oggetto che “fa fichissimo” avere in mano.

Quindi, tutti a comprare gioielli tecnologici.

E tutti a restare inchiodati al minuto 2.

Perché adesso siamo tutti buoni a dire che si tratta di “modelli intuitivi” e di “easy experience”, ma quando l’iphone lo si faceva arrivare di “sfroso” da New York, sempre da un geek si andava a farlo scrakkare, sennò ci facevi le foto o ci fermavi le porte con il tuo gioiello tecnologico.

Insomma, ridendo e scherzando, in questi anni le cose sono cambiate al punto che il nerd ha iniziato ad avere il suo fascino intrigante e, soprattutto, ha iniziato ad accoppiarsi. Molto più facilmente che in passato.

E di conseguenza siamo nate noi, le “nerdwife”. Quelle che, a differenza dalle “wife” normali (non c’entra che siano sposate oppure no, è chiaro, vero? Vero!) non tentavano di strappare di mano ai loro uomini la console dei video games per trascinarli a fare shopping, ma si sedevano lì a fianco per cercare di capire cosa ci fosse di così interessante in quello che lui stavano facendo. E finiva che si divertivano anche loro.

Quelle che, anche se non avevano mai sentito parlare della “Compagnia dell’anello”, si mettevano comode sul divano e si sparavano la maratona della loro vita per portarsi in pari con le vicende dell’allegra brigata di Hobbit. E scoprivano che era una figata. Poteva pure capitare che alla settima ora di fila la palpebra calasse, ma almeno quella cosa di Gandalf il Grigio che poi diventa Gandalf il Binaco era capita per sempre. E così via.

A questo nuovo “modello” di femmina i nerd non erano preparati.

Con le altre era facile attivare il protocollo “non capiscono un tubo”. Con queste, il protocollo non funzionava. E scattava il “Bug alert”.

Ecco, noi potremmo essere definite come i loro bug. Come quello step nel sistema che, improvvisamente, non torna e non fa funzionare le cose come dovrebbero. Noi siamo quei ‘file’ che loro non riescono a processare con le dinamiche conosciute.

E quando il sistema rileva il bug, tende a risolverlo evolvendo. E così il nerd evolve. Ed evolvendo, permette a noi di esistere.

Io sono una nerdwife.

In queste pagine cercherò di raccontare cosa voglia dire essere una nerdwife. Almeno, quello che significa per me.

Io vi giuro che quello che sto per raccontare è vero. Tutto.

Leggendo queste storie, potrebbe sembrare, in qualche passaggio, che ci sia una qualche velata nota critica nei confronti dei comportamenti di questi adorabili “geni”, ma vi assicuro che non è così.

Ogni volta, ogni occasione, ogni episodio (chiamiamolo così) è fonte di sincero e genuino sbigottimento, ma non di critica.

Per essere una Nerdwife bisogna essere curiose, bisogna avere una voglia incessante di ridere, e bisogna credere che un giorno davvero ci penserà Walter Isaacson, e tutto questo avrà un senso.

La nerdwife è quella che non si fa troppe domande, impara le regole di civile ingaggio con il geek alfa, e lo ama, come non potrebbe fare di più neanche se fosse “normale”.

Queste righe non vogliono essere un saggio sulla geekitudine o una dissertazione su come trattare o “normalizzare” il vostro nerd, che sarebbe esattamente il contrario di quello che va fatto.

Queste righe sono un divertito (speriamo) viaggetto fra le manie di chi vive in un quel mondo parallelo fatto di matrici, codici, serie tv, mattoncini Lego e altre amenità che al resto del mondo fanno, nella migliore delle ipotesi, nascere un sorrisetto a mezza bocca sulle labbra, ma che per tantissimi sono una faccenda dannatamente seria.

E se poi, per sbaglio, queste righe dovessero anche essere dei piccoli consigli, o fornire qualche chiave di lettura, o cavare d’impiccio all’ultimo momento qualche new-nerdwife, bè, perché no. Io vi racconto quello che capita a me. Poi fate voi.

Quello che ho capito in questi anni è che questi soggetti sviluppano delle intelligenze uniche e singolari, ma spesso hanno sistemi operativi simili. Non si troveranno mai due soggetti uguali, ma spesso, nei loro comportamenti, seguono gli stessi codici, che quindi possono risultare leggibili anche nelle diversità.

Insomma, per farla breve, questi sono i miei “problemi” e questo il modo in cui li ho risolti. Se serve anche ad altre… Sempre lieta di essere utile.

Ah. Avvertenza al lettore. Qui non si ammette ignoranza. Le citazioni, quando fatte, vanno capite. Se non sono capite, vanno googolate.

Seconda avvertenza: a volte userò “The big bang theory” per spiegare alcuni passaggi. Ve lo dico. Secondo me è il modo più semplice per rendere subito chiaro il concetto. Niente come quella serie ha saputo raccontare, e continua a farlo (grazie al cielo) i profili di questa generazione di pazzi. Nel mio mondo “The big bang theory” è una serie talmente nota da diventare cult, ergo ci si può fare riferimento. Certo, se non avete mai visto la serie, abbiamo un problema. Ma se mancano i fondamentali, allora è meglio cambiare lettura. Subito.

Terza avvertenza: i testi seri in cui si fanno le differenze di genere sul profilo psicosociale del geek, che è un po’ diverso dal nerd, che è un po’ diverso dal geek postmoderno, che a differenza del nerd originale anni Ottanta/Novanta è pure figo e non ha manco i brufoli e non balbetta quando vede una ragazza, li lasciamo a quelli che studiano seriamente l’argomento.

Qui si raccontano storie di questi esemplari unici nel loro genere. Geniali, pazzoidi, strani e affascinanti, un po’ picchiatelli ma infinitamente unici nel loro universo personale. Che poi ci stia meglio una definizione piuttosto che un’altra perché il nostro soggetto, tecnicamente, non è un fanatico di video giochi o non ha una delle numerose caratteristiche del nerd classico, francamente, me ne impippo.

Le nerdwife sanno esattamente quello di cui sto parlando.

E tenetevi forte: il mio nerd non ha neanche gli occhiali!

 

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4 risposte a "Cosa significa vivere con un nerd. Ma sul serio."

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    1. ciao! ci sono andata subito e l’ho letto! chi può dimenticare Wendy… chi? che tuffo negli anni 90! e soprattutto grazie di avermi fatto conoscere un film che non conoscevo! io ho iniziato da poco il mio blog, ma mi diverto molto. Mi fa piacere che tu ci sia passato! mi farebbe molto piacere sapere cosa pensi di quello che scrivo! A presto!

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      1. Di quello che scrivi ne penso così bene che ho deciso di iscrivermi al tuo blog: come avrai capito, adoro i post ironici! 🙂 Grazie a te per la risposta! 🙂

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