Se non puoi batterlo, USALO!

Il tuo nerd può diventare un dispositivo molto utile, cara la mia nerdwife. E ti racconto come, anche se tu lo sai già.

Quando parliamo dei nostri compagni dobbiamo mettere in conto che, di media, sono colti, molto colti. Magari più nel settore scientifico e tecnologico rispetto ad altri settori, ma non è detto. Di norma, riescono a farvi mangiare la polvere anche nell’umanistico, se vogliono. Il fatto è che loro hanno una struttura del cervello diversa dalle persone “normali”. I nostri geek acquisiscono le informazioni come se fossero una macchina che ‘downloada’ dati. Mi spiego. Voi guardate un film, e vi fate prendere dalla storia. Loro guardano un film e il film stesso viene inglobato nella loro memoria tutto intero, come i serpenti che si mangiano la preda. E poi, a distanza di un tempo incalcolabile, quando meno ve lo aspettate, quando non pensavate mai più che potesse arrivare una citazione o un qualsiasi riferimento a quella storia, ecco che ve lo ripropongono fotogramma per fotogramma.

Nella vita di tutti i giorni questa cosa diventa una realtà con cui fare i conti. Per esempio, mai mettersi a discutere con loro su chi si ricordi meglio qualsiasi cosa, mai. Per quanto impossibile vi sembri ve lo assicuro, lasciate perdere: ha ragione lui.

“Ma non mi pare che avessimo deciso proprio di andare al cinema… ne avevamo solo parlato…”, e lui “No, abbiamo deciso. Era mercoledì sera, verso le 20.50. Hai anche detto che avresti guidato tu per arrivare al multisala. In tv c’era il meteo di Sky Tg24; il rullo delle temperature nelle città, non Lorenzo Tedici che faceva le previsioni. Avevo già portato giù Bruno (il cane).” Rispondete qualcosa, se ci riuscite. Tempo perso, ve lo assicuro.

Ammetto che sulle prime ho tentato di opporre un minimo di resistenza. Insomma, non mi sembrava possibile che avesse ragione ogni volta, sempre, costantemente. Ne andava della mia autostima. Perché, il fatto che lui avesse sempre ragione implicava la conseguenza, per me infausta, di avere sempre torto. Ma alla fine ho deciso di cambiare prospettiva, e di girare il problema: se non puoi vincere, fattelo amico.

Cioè, se non puoi battere la sua capacità di inglobare informazioni, USALO come un disco esterno ambulante, e libera il tuo cervello dalla necessità di tenere a mente informazioni che, ormai, sono inutili.

“Amore, quando ho preso l’appuntamento per la ceretta? 11.00 o 11.30?”. Lui lo sa, serena. Basta che fosse nelle tue vicinanze quando hai chiamato l’estetista. Non serve che ne abbiate parlato. Gli è “entrato”, e l’informazione resterà lì per sempre.

Il tuo nerd può diventare un dispositivo molto utile da questo punto di vista. E’ pieno di features, che sono perfette per diverse le occasioni. Può calendarizzare ogni cosa, inoltre calcola perfettamente: ha sia la funzione calcolatrice base, evidentemente, ma procede anche come motore di ricerca computazionale (che sono quelle macchine complicatissime che calcolano cose del tipo “quanti mercoledì ci sono stati nel 1986?”, oppure “da quanti giorni sono vivo?” e ti fa il calcolo comprendendo gli anni bisestili e tutto il resto. Sull’utilità di questi calcoli, poi magari discutiamo, ma lui li sa fare).

Dispone di un motore di ricerca classico, cioè il Google del suo cervello, che non sto a dettagliare perché è troppo immediato da capire, unito al Google Maps delle città che ha conosciuto dal vivo o in via virtuale.

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Bryant Park

Vi assicuro che un pomeriggio, alla domanda “cosa stai facendo?”, la risposta è stata “Una passeggiata in Bryant Park”.

“Ma Bryant Park è a New York. E tu sei seduto su una sedia…” oppongo io timidamente. E la risposta è stata: “E allora? Non è uguale?”.

La pelle, lo ammetto, mi si è un po’ accapponata, ma chi sono io per disturbare uno che sta facendo una passeggiata, reale o virtuale che sia. Almeno a Bryant Park c’è stato sul serio. Il bello viene quando la stessa cosa la fa con città in cui non è mai stato. In fondo non è impossibile, dice lui: basta percorrere strada per strada la mappa di una città con Street View ed è come esserci stati davvero.

Cioè, questo è quello che dice lui. Pelle a cappone di nuovo.

Ormai ci sono abituata.

Ecco, mettiamola così: di sicuro, la prossima volta che saremo in carne ed ossa a Manhattan, non avrò certo bisogno di chiedere indicazioni ad altri devices che non siano il mio nerdmate adorato.

Ma la cosa più strabiliante è che questo modello supertech di essere umano ha anche la funzione “umorismo”. Tipo Tars e Case, i droidi di Interstellar, per capirci. Il problema è la regolazione.

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I due droidi di Nolan erano regolabili su una percentuale di “ironia” o “umorismo” desiderata. Del tipo che se “non è il caso”, anche lascia stare di fare battute. Del tipo che se stai per sfracellarti sul pianeta X (X è per dire “uno a caso”, non per dire Nibiru, dai… ma questa la capiamo in 2) e il droide che ti aiuta a pilotare si mette a dire cazzate, anche no.

Nel nostro caso, la regolazione “esterna” non esiste, e dipende direttamente da loro. Ottimo, direi. Il problema è che, come per tutto il resto, il loro non è un umorismo normale. Per quanto mi riguarda, a volte mi tocca GOOGOLARE le battute che fa, lo ammetto. E anche quelle acide, per dire.  E non è che mi ritenga proprio una cretina base “modello base”.

A volte si dimentica di parlare con una persona che non legge la realtà in una successione di 110101010100101 (chissà cosa ho scritto. Poi glielo chiedo e vi dico**), e che non vede scorrere i codici verdini, e di conseguenza

io non capisco se devo offendermi o no!

Tipo che tu gli stai parlando da quel tot di minuti, magari (ok, va bene) di argomenti che non sono esattamente il perno su cui ruota la galassia, e magari parli del fatto che nel week end bisogna fare la spesa grossa perché in settimana c’è quella cena con gli amici che avevate organizzato e quindi sarebbe importante avere già tutto in casa per non dover correre all’ultimo minuto al supermarket.

Va bene, non stiamo parlando della teoria delle stringhe. Va bene, non ne discende un nuovo ordine mondiale. Ma dammi retta, porca miseria, quei due minuti e poi io sono felice con la mia lista della spesa!

E invece no: lui ti guarda, con una sincera espressione di sorpresa, mentre sta smanettando sulla sua inseparabile tastiera. Ed è proprio sorpresa! Non è sarcasmo, non è ironia, non è neanche una velata forma di giudizio. No, è sorpresa pura e semplice, ed esclama: “Ma amore, secondo te io devo impegnare dei CICLI DI CLOCK per questo?”.

Devi impegnare COSA?!

Facciamo che vi dico subito cosa sono ‘sti cicli di clock, così poi si va più spediti. Se lo sapete già, bravi voi. Io ho fatto un sondaggino fra le persone che conosco e che non ritengo particolarmente cretine, e in effetti, il concetto non era chiarissimo.

Dalla sacra pagina di Wikipedia: “La velocità o frequenza di clock è il numero di commutazioni tra i due livelli logici “0” e “1” che circuiti logici interni ad un’unità di calcolo o di un microprocessore sono in grado di eseguire nell’unità di tempo di un secondo, ed è espressa in cicli al secondo, o hertz, e suoi multipli; normalmente per eseguire un’istruzione o una semplice somma sono necessari più cicli di clock.” Io resto che non ci ho veramente capito un tubo, ma almeno so ripetere il concetto a chi me lo chiede.

Ma tornando alla battuta, quando il tuo uomo ti dice una cosa così, cosa fai?

La forza di noi donne, diciamolo, sta nella velocità di reazione. Nelle coppie “normali”, in caso di attacco frontale, o di semplice procedura di ingaggio, di solito lei frega lui per la velocità di ragionamento e, soprattutto, di risposta. Le donne rispondono con la tecnica del velociraptor: occhi fissi sulla preda, una ‘finta’ logica, uno spostamento laterale del discorso per distrarlo, e poi l’affondo letale.

Ma se fra la battuta di lui e la tua risposta devi andare su Wikipedia per capire a quale grado di offesa devi rispondere, è finita.

In questo caso, il mio consiglio è quello di non rispondere affatto, e cambiare argomento, come si fa con i bambini piccoli. Poi vai con calma su internet a capire che cavolo ti ha detto e, nel caso, puoi valutare una adeguata ritorsione, tipo non fargli trovare l’euro per il carrello della spesa nell’apposito spazio per l’euro per il carrello della spesa nella macchina, vicino al cambio, quando andrete a fare la benedetta spesa sopra descritta. E stai sicura che per un imprevisto come questo va fuori di testa. Ma forse siamo già nell’ “over killing”. Perché poi a fare la spesa ce lo porti, eccome.

** Ah, gliel’ho chiesto. E chiaramente mi ha cazziato. “Se non conosco l’ambiente di riferimento, come faccio a sapere come tradurlo? Cos’è un esadecimale, un codice binario o un decimale?”. Ottimo. Nel dubbio li ho messi tutti.

110101010100101

Binary Code Responsive

As Decimal: 27301

As Hexadecimal: 6AA5

Bits: 15

Se siete arrivati fin qui, potete anche condividere, no? Tks!

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