Prima regola per una nerdwife: non rompere il cazzo durante il keynote.

Che è oggi. Porca merda.

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Sto giro, diciamo, mi va pure bene. Io sto lavorando sul set, e quindi non ci sono possibilità realistiche di sapere l’ora in cui tornerò a casa la sera. Ma soprattutto, il mio geek ha sfondato la parete del virtuale, e seguirà il Keynote con IL suo amico geek (evento epocale n.1), a casa del suo amico geek (evento epocale n.2), in un’altra città (evento epocale n.3). Se là a Cupertino sono un po’ sotto con le novità da presentare, possono dare conto di questo ‘allineamento planetare’  e con l’effetto wow sono a posto.

Comunque, temo che ci voglia qualche spiegazione per far capire il disastro cosmico che accade nella casa di un geek quando c’è il keynote Apple, e di conseguenza cosa deve affrontare l’incolpevole nerdwife, cioè io.

Intanto, “Prima regola…” era solo per iniziare. Devo ammetterlo, far partire il racconto con qualcosa che faccia riferimento al numero 1 mi dava un senso di ordine.

E questo, già da solo, è un brutto segno, un sintomo che la prolungata esposizione al mondo geek/nerd sta producendo effetti di contagio anche sulla mia personalità. Forse si. No, mi sa che è esattamente così. D’altra parte è impossibile rimanerne veramente immuni. Si tratta di una questione di evoluzione, di adattamento all’ambiente circostante.

Due parole sul concetto di regola, o meglio, di ordine, che almeno sappiamo di cosa stiamo parlando. Sia chiaro, il nerd è l’essere più pacifico, dolce e mansueto che la razza umana abbia prodotto. Quindi non avrà mai l’arroganza di imporre delle regole. Figuriamoci: non ti dirà mai cosa fare o cosa non fare per evitare di mandargli il cervello in pappa. E’ solo che ad un certo punto, in quanto nerdwife, dovrai capire da sola che il suo è un mondo fatto di concetti semplici, inseribili in una matrice, collegati da ragionamenti diretti, e il più possibili tendenti alla ripetizione. Questo è il suo concetto di ordine.

Mi spiego. Se una operazione è stata certificata come funzionale in una data sequenza di eventi e di operazioni, e chiaramente è stata certificata da lui stesso, chi sei tu per metterla in discussione? E non stiamo parlando di operazioni complesse o legate a qualcosa di tecnologico o di strano rispetto alla vita quotidiana. No, no. Stiamo parlando di OGNI momento della giornata, dalla sveglia, che deve essere gestita il più possibile allo stesso modo, alla colazione, al lavoro, al rientro dal lavoro, alle telefonate, alla spesa, alle uscite serali, tutto! Devo ricordare cosa succede se mi alzo prima di lui, senza avvertire? (“Tranquillo, volevo solo andare a correre” ne dà un assaggio).

L’importante è prendere un bel respiro e stare calme. Respirare profondamente e lasciarlo fare. All’inizio verrà d’istinto fare domande, ma astenersi e non cedere alla tentazione è metà della soluzione. Per uscirne sane di mente bisogna capire quali sono i flussi primari, cioè le linee imprescindibili del loro comportamento, quelli che rischiano di mandare in crash tutto il sistema se vengono messe in discussione, e poi giù giù verso le scelte sempre più opzionali ed eventuali. Ecco, le scelte opzionali ed eventuali sono il regno della nerdwife. Non la struttura di sistema. Amica, lascia stare il Sistema: non c’è storia, non c’è gioco. Vince lui, sempre.

Un esempio? Provate alla mattina, a casa mia, a proporre al mio geek di fare colazione con la sua adorata torta margherita, quella che la sera prima vi aveva chiesto di cucinare per lui, visto che è la sua torta preferita, e che voi con amore che non conosce confini avete preparato. Provate. “Amore, con il caffè ti va la torta? Te ne taglio una fetta?”. E voi lo state dicendo così, senza pensarci troppo, perché il ragionamento che vi viene naturale è che se gli piaceva così tanto ieri sera, magari ne ha voglia anche questa mattina. Cosa c’è di meglio di un dolce fatto in casa per iniziare la giornata? E vi sembrerà strano che la risposta tardi ad arrivare. Perché non risponde? Va bene anche un no, eh.. non mi offendo.

Silenzio. La sua risposta, che poi una brava nerdwife imparerà ad anticipare evitando di fare domande inutili, sarebbe in realtà una affermazione del tipo: “Ma è mattina!” mentre i suoi occhi si volgerebbero umidi verso l’armadietto che contiene i biscotti al grano saraceno e gocce di cioccolato.

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Si questi. Quando c’è il Nerd Beta se li dividono sulla base del numero di gocce di coccolato che contengono. Cioè CONTANO LE GOCCE DI CIOCCOLATO, se li dividono in modo da essere equi, e poi il Nerd Beta (che butta malissimo) li mangia in ordine crescente di numero, per la regola (pensa un po’, c’è una regola anche per questo!) che ‘prima il meno buono, poi il più buono’. È LO STESSO BISCOTTO, PORCA MISERIA. respiro…

In realtà, in questo momento, il nostro esemplare di Homo tecnologicus sta cercando un modo per rendere accettabile ad un essere confuso come la sua compagna, il concetto semplice che alla mattina si mangiano i biscotti inzuppati nel caffè e alla sera, e solo alla sera, si mangia la torta margherita che, infatti, è stata chiesta per la sera perché è un dolce per LA SERA. E non potrà capire come una persona che lui ama e che ritiene adeguatamente intelligente per stare al suo fianco, possa proporgli un dolce per la sera a COLAZIONE. Per sopravvivere al vostro geek basta sapere cosa va nella casella con l’etichetta “colazione” e cosa va nella casella con sopra scritto “cena”, rispettare l’ordine e le regole, e il cosmo continuerà la sua vita cosmica fischiettando.

Ma non divaghiamo troppo, e torniamo alla questione principale. Chiarito il concetto di regola, resta il fatto che quella sul keynote è davvero la prima regola per una nerdwife.

Sgarra qui, e sei fuori.

Questo è uno strike uno, due e tre cumulativo. Non ci sono deroghe. Non c’è appello. O la capisci subito, o non è roba per te, amica mia. Allora, per essere perfettamente coerente con le premesse, dovrei dare per saputo cos’è un keynote. Ma siccome è un punto sostanziale, vale la pena spendere qualche parola, necessaria per inquadrare la questione.

Keynote/Apple/Cupertino/Jobs (adesso Cook)/aggiornamenti/onemorething.

Chiaro? Ok, mettiamoci dei verbi. Il keynote è quella assemblea degli sviluppatori in cui la “headline” di Apple presenta, in diretta streaming con il mondo, lo stato di avanzamento dei propri prodotti, oppure lancia sul mercato le nuove versioni dei sistemi operativi, oppure i nuovi modelli di devices già esistenti, o, quando si è molto fortunati c’è “one more thing”, cioè quella cosina in più che, volenti o nolenti, è quasi sempre una figata. Una volta è stato l’ipod, una volta è stato l’iphone, oppure l’ipad. Robetta, che ha solo cambiato la nostra vita, “evah”!

Ora, ecco cos’è, in realtà, il keynote per i geek.

Io provo a farvi capire con delle similitudini, ma non so se ci riesco. Provo. Teniamo presenti alcuni concetti base, così è più chiaro: abbiamo l’attesa (con relativo fermento in avvicinamento di data), abbiamo la concentrazione assoluta, abbiamo la sacralità dell’evento e abbiamo (non vi arrabbiate geek che leggete, ma è vero) quella fase refrattaria (sì, come dopo il sesso, sì quella!) post fine keynote che è tipica dello scarico emotivo.

Una specie di finale di Champions, ma con la sacralità di un conclave che si ripete due o tre volte all’anno, in cui l’“extra omnes” è scandito dal promo iniziale che dà il via all’evento, che parte prima della diretta streaming, e che stabilisce che da quel momento in poi o sei dentro o sei fuori. Se devi disturbare, meglio fuori. Zero domande ammesse. Per loro è una cosa magica. Tipo che hai 8 anni per tutta la vita e hanno deciso che Natale cade tre volte l’anno, con tutto il cerimoniale dell’attesa, dei doni, della sorpresa e, a volte, delle lacrime. E poi, c’è la componente sessuale.

Si, perché il keynote imbarzottisce. E su questo non si discute. Non lo ammetteranno mai, ma è così. Anzi, sapete che c’è? Il new geek, che è anche parecchio sciolto con la questione sesso, lo ammette pure. Il mio lo ammette.

Ed è per questo che alla fine dello streaming ci vuole quella mezz’ora in cui lo devi lasciare stare. E’ il momento in cui sta metabolizzando le informazioni, sta riequilibrando gli ormoni, sta decidendo da quale parte iniziare ad approfondire ogni singolo punto proposto dagli sviluppatori. E’ quello il momento buono per uscire dal letargo e iniziare a pensare alla cena. Non prima. Mai prima. Come per le competizioni atletiche.

Non si mangia prima o durante il Keynote.

Diamo dei parametri temporali, così si capisce meglio. Siccome l’evento è in diretta da Cupertino e inizia alle 10 di mattina da loro, da noi inizia di solito alle 19. Semplice. Diciamo che dura in media un paio d’ore. E diciamo che in quelle due ore non deve volare una mosca, i casi sono due: o hai già il pollo arrosto pronto in forno nella sua bella vaschetta dell’Esselunga, oppure inizi a cucinare alla fine.

Si perché quando si dice che la prima regola è “non rompere il cazzo durante il keynote”, vuol dire che niente deve penetrare nella bolla che lui ha creato intorno a sé, e che comprende un numero sufficiente di ‘devices’ che gli rendano possibile fare un certo numero di operazioni simultaneamente.

Immaginate la scena: chiaramente c’è un monitor con un collegamento diretto allo streaming. Ma non è detto che vada tutto liscio con lo streaming, o con l’audio dello streaming, e fra di voi geek ci saranno di sicuro quelli che ricorderanno la tragedia dell’audio del keynote del 2014 per la presentazione dell’iphone 6 e dell’Apple Watch. Quel giorno mi sa che ho ordinato la pizza per farlo calmare. Che casino! Se il collegamento streaming fa le bizze, c’è sempre un bel livetwitting di Theverge.com, che al massimo sarà un po’ in ritardo, ma non ti perdi niente.

E poi una pagina va aperta su Twitter, che non fa mai male. Se poi capita che un fratello geek sia in ritardo per lavoro e non possa attivare tutto questo armamentario mentre sta tornando a casa (e vorrei anche vedere!), vuoi non aprire anche una finestra di Telegram in cui, a tua volta, ri-racconti tutto a lui, che nel frattempo sta spostando i santi dal paradiso per riuscire a rientrare almeno prima della fine dell’evento e sta mettendo a dura prova la sua eterosessualità a causa di ondate di amore puro per il “dono della conoscenza” elargito dal suo amato compagno telematico?

In tutto questo, la brava nerdwife, che fa? Niente. Sa qual è il suo posto nel mondo, e ligia alla prima regola, non rompe il cazzo. E’ una questione di spazi vitali. Ti metti nella tua stanza tranquilla. UN’ALTRA stanza, se possibile. E fai quello che vuoi.

Personalmente, io mi diverto un sacco nello sbirciare dalla porta della camera da letto. È come assistere alle operazioni di allunaggio, o quelle cose lì.

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però in cucina…

Lo vedi lì immobile, con uno sguardo concentrato e attento, mentre segue le decine di informazioni contemporanee che entrano ed escono dal suo cervello, mentre le sue dita corrono sulla tastiera. Ogni tanto gli scappa un sorriso. E’ il suo amico in Telegram che ha fatto una battuta divertente. Lo fa ridere sempre con le sue battute. Poi si mette a parlare e da solo, commentando quello che presentano in California, oppure smadonnando con qualche giornalista, per lo più italiano, che non ha capito un cavolo di quello che sta succedendo in diretta e scrive un lancio che non c’entra un tubo.

Ecco, se mi chiama, vuol dire che la stanno facendo proprio grossa quelli dall’altra parte dell’oceano: “Amore, senti cos’ha detto XY!” e te lo dice con quegli occhi pieni di ammirazione e di stupore, che davvero non ti pesa stare un po’ in disparte ad aspettare.

E alla fine di questa “messa laica”, ma proprio alla fine fine, puoi iniziare a fare anche qualche domanda generale. In realtà, per non fare proprio la figura della scema, un pochino Twitter l’hai seguito anche tu, cara la mia nerdwife, perché sotto sotto anche a te un po’ interessa.  Giusto quel tanto che ti basta per farti un quadro di quanto potrai fare la superfiga il giorno dopo sul tuo posto di lavoro, lucidandoti le unghie sulla camicetta mentre, distrattamente, farai notare che ti sembra interessante questo “High Sierra”, godendoti gli sguardi sperduti nel vuoto dei tuoi colleghi.

Si, nerdwife, a volte sei peggio di lui.

 

Se pensate di conoscere un’altra poraccia che è nelle mie stesse condizioni, condividete pure: non mi offendo.

2 risposte a "Prima regola per una nerdwife: non rompere il cazzo durante il keynote."

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