Jon Snow, torna. Questa casa aspetta a te! Ovvero, il protocollo “binge watching”.

Ieri sera si è consumato un piccolo dramma. Lui, solo, nel pieno della notte, seduto al tavolo della cucina. Lentamente si sfila le cuffie e le appoggia sul tavolo. Ha lo sguardo triste. Ma lo sguardo triste di chi, in fondo al cuore, ha la certezza del domani. Ha lo sguardo triste di chi sta salutando un amico che parte, ma che rivedrà. Forse non domani, ma lo rivedrà. “2019. Ci vediamo nel 2019.” E parlava a Jon Snow. Io ho visto tutto ciò perché mi sono alzata a fare la pipì.

Si erano conosciuti 8 giorni prima. Quindi, calcolando che GOT è arrivato alla 7 stagione, da 10 episodi l’una, fate due calcoli. Ma se devo essere onesta, non è l’abbuffata che mi lascia perplessa, anche perché in periodi più tranquilli, mi ci metto anche io. No, quello che sto per raccontare, è il protocollo BINGE WATCHING. Eh, si… ce l’abbiamo eccome!

Forse, per capire meglio questa cosa, vale la pena fare un passo indietro, a quello che c’era prima della nerdwife, cioè prima che arrivassi io, sostanzialmente, a disturbare.

A quando il giovane nerd era uno dei pochi ad essere in grado di scaricare intere serie tv da internet. Oggi, con tutto sto ben di dio a disposizione, e poi dopo l’arrivo di Netflix, anche un macaco può fare binge watching. Ma 10/15 anni fa le cose erano belle diverse. 10 anni fa dovevi essere un gran figo, o uno smanettone (mettetela come volete), per essere in grado di trovare e scaricare le serie complete. E poi dovevi avere il tempo per vederle, queste serie tv. Di solito a casa tua, nella tua stanzetta da nerd. E quindi pare logico che, negli anni, si siano stabiliti dei rituali ben precisi. Sacri, direi. Quando arrivi tu, cara nerdwife, sei tu quella che deve capire come entrare in questa relazione così stretta e appassionata senza creare troppo sconquasso.

Tieni a mente una cosa: Hank Moody è entrato nella loro vita prima di te. Abbi rispetto.

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Allora, ecco la regola di base. Sembra una norma semplice, ma non lo è. E’ proprio quando le regole sembrano semplici che ti fregano, perché comprendono TUTTO, e hanno pochissime scappatoie. Quindi, andiamo a spiegare. State attenti, che poi son cavoli vostri.

La Regola assoluta è questa: le serie non si vedono con la luce. MAI. 

Ammettiamo subito le colpe, così poi viaggiamo più sereni. Io il binge watching non lo avevo mai fatto fino all’arrivo del mio nerd. Anche io ero una di quelle persone che si guardavano la serie quando erano emesse in tv. Quella cosa lì dei cofanetti dvd mi ha sempre un po’ fatto orrore, ma fortunatamente mi sono presa Sky abbastanza presto per poter apprezzare il loro concetto di “maratona qualcosa”. E quella era la cosa più vicina al ‘binge’ che avessi provato.

Mi sono fatta tutte le serie di “Sex and the city” la mattina della domenica su Comedy Central. Era una figata. Iniziava tipo alle 8.00 e andava avanti fino alle 13.00. Era il mio appuntamento della domenica, imperdibile considerando che manco “Sex and the city” avevo visto per intero. E poi, non ero aggiornatissima. Si, perché non essere nerd implicava che avessi una qualche vita sociale, e quindi, lavoro a parte, io non avevo carrettate di ore da impegnare in questo modo.

Poi, ad un certo punto, è entrato lui nella mia vita. Lui e i suoi hard disk. Cioè, un solo hard disk, ma grande. E tutto è cambiato. Scorrevo i titoli delle serie e dei film caricati sul device e non potevo credere di quanta roba mi fossi persa negli anni, di quanti film avessi sempre voluto vedere e poi invece no, di quanti non avessi neanche mai sentito parlare e che poi sarebbero diventati pietre miliari della mia cultura.

E le serie. Molte le conoscevo, ma molte davvero no. Ma dove era andato a scovarle? Va bene “Californication”, va bene “i Soprano”, ma “John Adams”, che è una miniserie con Paul Giamatti, mai emessa da noi in Italia, che parla della Rivoluzione Americana e del secondo Presidente, John Adams appunto, non l’avevo mai sentita. Ebbene, è strepitosa.  Un capolavoro. Ed è con John Adams che ho scoperto LA regola.

Una domenica sera iniziamo a vedere la serie. E’ una serie breve, di 7 episodi, ma lunghi, cioè che raggiungono e superano, in qualche caso, i 60 minuti. Quella sera io vado semplicemente fuori di testa. “Un’altra, dai!” continuavo a ripetere, fino a che l’ora non si è fatta davvero tarda e il triste fatto di doversi alzare per andare al lavoro la mattina dopo, ha preso il sopravvento. Quindi, arriva la mattina, e poi si va al lavoro e poi si rientra dal lavoro. Ed eccoci finalmente al momento di preparare la cena.

“Amore, dai, mettiamo su John Adams?”. Dico io, tutta eccitata all’idea di andare avanti nella storia. E mi metto a trafficare con il Mac, per avviare la visione. Va detto che non eravamo d’inverno. E questa informazione è più necessaria di quanto si pensi.

“Ma sei fuori?” risponde lui. Quella è stata una delle prime volte in cui ho visto la sua espressione di quando gli stai per spostare l’asse di rotazione del mondo, ma che dico del mondo, della galassia.

DEFCON 1.

Allarme Bianco (attacco in corso): Tempo di guerra. Il Comando Strategico ordina di difendere o attaccare. Ogni operatore converge la propria operatività su uno o più progetti identificati dal comando generale. La situazione di DEFCON 1 viene invocata solo in casi gravissimi in cui la sopravvivenza della nazione viene messa in discussione oppure il comando di un’operazione sta per essere messo in pericolo. Tutta la potenza di fuoco deve essere concentrata sull’operazione attuale”.

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E’ sotto attacco. La regola numero uno è in pericolo. Si muove in ‘slomo’. Si lancia sul Mac e lo chiude, per impedire la profanazione. E mentre chiude il computer, si gira con una espressione da Spielberg tipo prof. Alan Grant davanti a un Brachiosauro, e mormora: “ma c’è la luce!”. Io, gelata. “C’è la luce. C’è la luce. Cosa vuol dire che c’è la luce? Oddio, non si vede bene lo schermo? Cosa diavolo può fare la luce?”. Mi rotola il cervello da quanto mi sforzo a pensare al motivo per cui la luce può essere un problema.

“C’è la luce! Non si possono vedere le serie con la luce!” scandisce lui. Lo dice lentamente, con una nota sofferente, come se stesse parlando di una terribile minaccia assassina che si sta palesando all’orizzonte.

“Non si possono vedere le serie con la luce, assolutamente!”. Io guardo fuori e non posso che confermare che la luce c’è, e siccome siamo, appunto, d’estate, questa cosa della luce andrà avanti ancora per qualche ora.

“Ma quindi?” azzardo io “Cioè sempre? Cioè questa cosa vale per sempre? ma perché?”. Cerco risposte dove risposte non ci sono. Lui ha quasi gli occhi umidi al pensiero di un tale drammatico deragliamento dalla “norma”.

Non so perché, ma mi viene in mente quella puntata di Star Trek, quello classico, con il capitano Kirk e Spock. Era una puntata fichissima, nella quale loro scendevano sul solito pianeta alieno e venivano attaccati da ‘sti mostriciattoli a forma di uovo al burro, che si attaccava alle cose e alle persone, le facevano impazzire e poi le uccideva. Poi, il solito genio del capitano Kirk capiva che i mostri “all’occhio di bue” erano tipo cellule cerebrali, e che venivano uccise dalla luce ad alta frequenza. E quindi, prima fanno un test in una specie di solarium ad altissima pressione con gli occhiali da sole (ma Spock resta cieco lo stesso per un po’), e scoprono che i “cosi”, in effetti, muoiono. E allora decidono di lanciare ondate di luce ultravioletta contro il pianeta, così questi stronzetti appiccicosi crepavano. E così è stato.

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i mostriciattolo all’occhio di bue sono quelli sul muro. Ma quanto era fico il capitano Kirk?

Io pensavo che questa cosa capitasse anche alle sue cellule cerebrali, in caso di esposizione di una serie tv alla luce. Tipo, tu accendi “John Adams” esponendolo alla luce, e una parte delle cellule cerebrali del mio fidanzato muore. Ho provato a chiedere spiegazioni logiche al fenomeno, ma pare non ce ne siano. E’ proprio che non si fa. Non si deve fare. Io non so se per tutti sia la stessa cosa. Come ho già detto, questo è il mio geek, e nessuno è come lui. Detto ciò, mi sono confrontata con altri soggetti, e pare che questi comportamenti capitino di frequente.

Pare che una volta che si ha il proprio bell’imprinting nella visione notturna delle serie, non ci sia verso di tornare indietro. Praticamente diventi un vampiro che si nutre a palettate di HBO, Netflix, e CBS, ma al buio. Cioè, almeno deve essere tramontato il sole.

Oppure, ti crei il tuo crepuscolo personale. Perché la deroga esiste, in realtà. Come diceva Tony Soprano a sua figlia in una delle prime serie, e cioè che se anche fuori casa si era nel 2000, dentro casa correva l’anno 1954, e quindi lei doveva solo stare zitta, così vale per noi per la faccenda del buio. Fuori ci sarà pure il giorno, ma dentro casa deve esserci un fuso orario differente grazie al quale il sole sarà già calato.

Come si fa: chiusi gli scuri alle finestre e cartoni dell’Esselunga alla mano, si procede alla sigillatura di tutti gli spiragli di luce superstiti.  Si, perché da me non basta chiudere le imposte. La mia è una vecchia casa di cortile, che ha porzioni di vetrocemento per dare, appunto, luce. Una bella idea, secondo me. Una pessima idea, secondo lui.

Vederlo in azione è fantastico: si guarda intorno come se scandagliasse la stanza per individuare le traiettorie attuali e future dei tagli di luce. Qualche minuto per registrare la mappa mentale degli angoli da tappare, e poi scatta il momento McGyver con il posizionamento degli oggetti di cucina (spesso le serie si vedono lì: è più comodo, non si cede alla stanchezza) in maniera tale da ammazzare qualsiasi tentativo di penetrazione della “bastarda” (simpatico sinonimo per “luce”). I cartoni dell’Esselunga, come dicevo, sono i più indicati, perché stanno su da soli. Ma vanno bene anche imballi di Amazon, riviste cartacee che capitano in casa per posta e che non escono neanche dalla plastichina, oppure volantini delle promozioni dei centri commerciali.Ce ne sono alcuni a base blu, che sono una figata. L’illusione è quasi perfetta. Tutte le richieste sono soddisfatte. Si può schiacciare “play”.

Per cui, caro Jon Snow, se quando torni fai in modo che sia inverno, ti dico grazie. Se non sbaglio, non dovrebbe essere un problema per te, no?

 

Se anche voi vivete  drammi simili al mio, fatemelo sapere… mi sentirei in buona compagnia!

PS: sull’argomento “serie” ho altro da dire, sappiatelo. Coming soon: Spoilerman. Quando il tuo nerd è una macchina da spoiler inconsapevole.

2 pensieri riguardo “Jon Snow, torna. Questa casa aspetta a te! Ovvero, il protocollo “binge watching”.

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