Codice rosso: geek in modalità “strada nuova”: non assecondare!

Little spoiler alert. Non aprite il link qui sotto se non avete visto la seconda serie di “Stranger Things”. Non è uno spoilerone, ma un po’ spoiler, lo è.

Io ce l’ho messo perché è quello che mi urlava nel cervello ieri sera mentre tornavo a casa a piedi dalla stazione con il mio geek.

Codice Rosso. Mai più fare la strada con lui.

Protocollo rientro a casa troppo strutturato. Abortire. Abortire.

Rischio surriscaldamento coglioni, ed esplosione imminente. Abortire. Abortire.

Inserire “protocollo santa nerdwife” e cercare di capire. La strada passa prima, così.

E ora andiamo a spiegare.

Allora: ieri sera è capitato quello che capita proprio di rado, cioè che io e lui riusciamo a prendere lo stesso treno per tornare a casa.

Trascuro di raccontare di quella grandissima stronza che, sebbene le avessi detto che la persona per cui tenevo il posto, era quella esattamente dietro a lei (ma dietro che la toccava, eh… dietro a lei!!) mi ha fatto notare che non si possono riservare i posti, e si è seduta. Ora, in teoria aveva ragione, ma porco giuda, era lì dietro… comunque… vabbè…

Arriviamo in stazione, e scendiamo. Per i più attenti non servirà questa piccola nota, ma per gli altri la facciamo: da circa un mese abbiamo cambiato casa perché stiamo ristrutturando la nostra. E quindi il mio nerd ha dovuto ricostruire tutto il suo apparato di rituali per gli spostamenti. Solo che, visto che non siamo quasi mai insieme, questa cosa non mi toccava gran che. Fino a ieri.

Usciamo dalla stazione: io punto la strada più corta, lui quella più lunga.

Io: dove vai?

Lui: di là. E’ la strada prefissata.

Io: prefissata da chi?

Lui: prefissata da me.

Io: ma è più lunga.

Lui: non importa. E’ la strada prefissata.

nota: la sua strada prefissata: trattasi di marciapiedi microscopico a margine della stazione. Una roba da sociopatici. Ma siccome sono santa, lo seguo.

Io: ma perché facciamo quella lunga?

Lui: è la mia. E’ quella prefissata.

nota: la ripetizione non è un espediente artistico. E’ vero. E ogni “prefissata” cade sui miei nervi come acido.

Io: ok. Ma se avessi anche io una strada prefissata?

Lui: non importa. La mia è più giusta. E’ calcolata.

Io: (respira, respira, respira). Calcolata come…?

Lui: E’ una media della mattina e della sera. Funziona.

Io: (Signore lassù, ti prego, prendimi adesso!) Ok. Facciamo la tua vacca strada prefissata. Com’è questa strada?

Nota: si, perché non è che c’è una strada EVIDENTE con su scritto “prefissata”. Nooooo. La strada prefissata è fatta di tante piccole deviazioni, svolte e diramazioni, che manco gli indovinelli di Indiana Jones (“solo l’uomo penitente potrà passare….”).

Lui: Non si attraversa qui. Si fa tutto il marciapiedi.

Io: Ma che senso ha? Si allunga!

Lui: E’ così. Si attraversa alla seconda linea di strisce. Punto.

E andiamo alla seconda linea di strisce. E si avanza di un 300 metri.

Lui: Il cartello del parcheggio è il segno per cambiare marciapiedi.

Io, che ormai mi sento sperduta in una città sconosciuta, bendata e senza punti di riferimento, obbedisco senza capire.

Io: ok. Qual è il prossimo segnale?

Nota: Devo continuare a ricordare al mio cervello che non stiamo facendo una prova di sopravvivenza, ma stiamo TORNANDO A CASA DAL TRENO! Ok. Resta con me, cervello… resta con me!

Siamo finalmente sulla strada che porta alla via in cui abitiamo. Azzardo una domanda.

Io: Qui si può scegliere il lato della strada? Sono ug…

Lui: NO! E’ prefissata TUTTA!

Io: ah… quindi?

Lui: Si attraversa subito e si sta dall’altro lato della strada.

Io: Va bene. Stai tranquillo…. respira normale…

Nota: io lo butto sotto una macchina… avessi la forza per spostare sto armadio di uomo, lo butteri sotto una macchina… poi no, chiaramente… prima devo farmi fare un excel con tutte le password di casa… POI LO BUTTO!

Comunque, ce l’abbiamo fatta. Siamo arrivati a casa vivi, e io ho preso un Maalox che mi dà la sensazione di curarmi l’acido, anche se si tratta di un acido diverso.

Oggi lui è andato in macchina.

Domani prenderemo ancora il treno, ma credo che gli mentirò sull’orario in cui tornerò a casa.

Se mi leggi, amor, non te la prendere… il protocollo rientro è troppo per me… e tieniti forte, perché io, ogni tanto, attraverso la strada, così, a cazzo… sulle strisce ma a cazzo. Sappilo.

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