Dove vuoi conoscere un nerd, se non on line? Ma poi lo devi incontrare…

Tratto da una storia vera.

Forse si sarà intuito che la telefonata era andata bene. Quella che era arrivata dopo le prime chiacchiere su Instagram. E su Kik. E su WhatsApp. E forse si sarà immaginato che dopo quella telefonata ne sono seguite altre. Lunghe. Non si può immaginare quanto erano lunghe. Insomma, inutile girarci intorno. Manca una cosa sola. Solo una.

Lui – Ti piace le pizza?

Io – Ok, chiedimi quello che devi chiedermi.

Ecco, a questo punto in un mondo diverso dal mio forse ci sarebbe stato un bel discorso romantico sul fatto che non vedevo l’ora di vederlo, perché ormai ero certa che eravamo fatti l’uno per l’altra e che, comunque, avrei accettato qualsiasi cosa perché il suo spirito era talmente interessante e nobile da farmi passare sopra tutto.

Ma mi sa che nel mio mondo questa cosa qui non esiste. Lo so che passo per rude. Lo so che passo per insensibile, ma è sempre stato così. Le sdolcinature delle femmine mi hanno sempre fatto incazzare a morte. Quelle cose per cui “lo amo tanto, anche se mi fa soffrire” alle mie orecchie è sempre suonato come un “non ho le palle per mollarlo e per prendermi sulle spalle la vita, e quindi mi faccio andare bene questo demente fino al momento in cui, facendo la gatta morta, troverò un altro demente che mi accompagni il sabato al centro commerciale”. No, io non ce la faccio.

La questione era semplice: non c’era molto altro da fare. Ogni messaggio, ogni telefonata era piacevole, ma diventava una sostanziale perdita di tempo senza la prova del faccia a faccia. Se quando ti vedi di persona non scatta quella cosa lì, o peggio, scatta il fastidio, tutto diventa un “ecco… mi sembrava impossibile…”. Per cui, sotto, dai. Togliamoci sto dente e vediamoci. Così non se ne parla più. O si o no. O fuori o dentro.

CHIEDIMI QUELLO CHE DEVI CHIEDERMI.

Ammetto di essere stata un po’ diretta, ma d’altra parte sinceramente pensavo che una domanda sul mio atteggiamento nei confronti della pizza non fosse buttato li a caso. Pensavo di “velocizzare” il processo di ‘ciurlata’ (con la R) nel manico. E devo dire che ha funzionato. Ora, diciamolo, a me la pizza piace. Ma per una che aveva appena iniziato  una Dukan, diciamo che la pizza non era esattamente l’alimento perfetto. Ma anche, chissene. E quindi che pizza sia. Domenica sera. Dopo la diretta. Il 4 dicembre.

La diretta finiva verso le 18.45, dopo un menosissimo blocco sul reality di turno, credo. Comunque era un ultimo blocco menoso. Me lo ricordo bene, perché l’ho usato per buttare giù le notizie per il talk del giorno dopo. Il 5 dicembre. Ero nell’ufficio dello studio. In piedi a scrivere sulla tastiera, perché le sedie erano sparite in qualche altro ufficio. Lui sta mandando messaggi dicendo che si sta preparando, che ha fatto il bagno (il bagno? con l’emoji del bagno? Ommadonna ma dove sto andando?). Entra un mio collega. Gli ho raccontato questa cosa.

Ma sei sicura di andare a incontrare uno sconosciuto che non hai mai visto? Da sola?

– Ma si… madonna…

In realtà un po’ mi cago. In realtà un po’ è vero che lo sto dicendo a tutti così se sparisco nella notte almeno sanno qual era l’ultimo posto in cui mi hanno visto. Deformazione da crime story? Può essere, ma non si sa mai…

-Mandami un messaggio quando torni a casa…

Che carino. E’ sempre sulle sue e non mi aspettavo da lui un segno di gentilezza di questo tipo, eppure… forse esiste ancora un filo di umanità. Solo che è ben celata.

E niente. Non ho altro da fare per perdere tempo. È ora. Ho fifa.

Appuntamento in un posto scelto da lui, dall’altra parte di Milano. Ho riflettuto su questa scelta. Certo, così gli cedo il diritto di giocare in casa, visto che se uno sceglie un posto si presume che almeno lo conosca e ci sia andato una volta nella vita. Ma dall’altra parte evito di prendere su di me l’onere delle decisioni dal minuto 1. Sempre per il vecchio discorso del “almeno fai lo sforzo”.

E poi ho pensato che si poteva anche capire che tipo fosse dal tipo di scelta del locale.  Ma sai che c’è? Per una volta mi andava di fare la femmina. E di evitare di buttarmi dentro a testa bassa stile “ehi, no problem! Faccio tutto io e poi ci mettiamo d’accordo”. Al massimo sbaglio anche così. Cosa cambierebbe rispetta a prima. O magari, mi dice culo.

Ormai sono in viale Bligny. Ci siamo. Che cazzo di posto, che non c’è un parcheggio a morire. Ecco il posto che ha scelto. Da fuori mi sembra carino. Una cosa neutra senza strafare ne in un senso né nell’altro. Può andare.

Ommadonna… ma quello li di fuori che fuma con i capelli sulle spalle e il giaccone grigio imbottito aperto è lui? Respiro. Non mi piace. Non facciamo finta di indorare la pillola. Non mi piace. Cazzo. Non mi piace. Ha tutto quello che c’era nelle foto, ma così dal vivo non mi piace.

Merda merda merda….

Che faccio? Gli ho appena mandato un messaggio in cui gli ho detto che sto cercando parcheggio… non posso inventarmi un balla!

Tiro dritto. Ecco cosa faccio! Che mi succederà mai se tiro dritto? Il mondo è pieno di stronzi, e se per una volta la faccio anch’io no penso che collassi l’universo, no? Si. Tiro dritto.

Non c’ho voglia di iniziare una serata imbarazzante nella quale non vedo l’ora di andare via e penso che questo, adesso, non me lo cavo più dai coglioni. Ammettiamolo, sono un po’ troppo per questo qui.  Niente. Devo tirare dritto.

…e intanto parcheggio. Ma che cazzo faccio? Se mi faccio prendere dal panico adesso è finita! Ragiona. Veloce! Ragiona.

Che male può fare una pizza?

Ti ricordi le telefonate bellissime che se poi anche se dormi che è l’una alla mattina sei fresca come un fiore? Ti ricordi i messaggi che ti fanno spalancare un sorriso ebete per minuti? Ti ricordi quel tono di voce che ti fa rilassare all’istante, anche se hai appena finito quelle 14 ore di lavoro, con scleri multipli annessi? Val bene un po’ di coraggio?

Va bene. No, no va bene… non so cosa fare? Cosa faccio?

E dentro di me si sveglia una vocina: Scendi da questa cazzo di macchina e tira fuori i coglioni, se ce li hai. ADESSO!

 

L’ho fatto. 7 anni anni fa. Per fortuna.

 

2 pensieri riguardo “Dove vuoi conoscere un nerd, se non on line? Ma poi lo devi incontrare…

  1. Vabbè.. da quello che dici eri già cotta prima di vederlo…

    Ma la cena e il locale non hanno avuto nulla di squisitamente nerdico? A parte la Wi-Fi (che do per scontata anche se erano 7 anni fa)

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    1. ahahaha! in realtà no! il maledetto ha tenuto nascoste le sue arti per un po’! Ne ho avuto un assaggio solo qualche giorno dopo quando, ‘con la sola imposizione delle mani’, mi ha salvata da un problema sulla sincronizzazione dei contatti nel telefono, che nessuno era riuscito a risolvere. Ma chi poteva immaginare il livello nerdico? 😉 comunque meno male che è così, che è il MIO nerd!

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