Le regole dell’attrazione di Star Trek

Ovvero, di come passi la vita pensando di essere innamorata del capitano Kirk, e invece scopri che sei felice solo con Spock.

Intanto, sgombriamo subito il campo da fraintendimenti: l’unico capitano mai esistito è James T. Kirk; gli altri fanno parte del suo universo, ma lui ne è l’origine. Se non siamo d’accordo su questo, lasciamo stare. La leggenda di Star Trek è iniziata con lui, e senza di lui non sarebbe esistita (madò, sembro una fangirl bimbaminchia… eh… mi sa che lo sono). Ok, se vogliamo essere assolutamente precisi lo so anche io che nel primo episodio mai realizzato (Lo zoo di Talos), il capitano era tale Christopher Pike che aveva a che fare con alieni testoni e telepatici, e so anche che l’unico personaggio che era presente dall’inizio era proprio Spock, ma so anche se la nave fosse stata affidata davvero al capitano Pike, oggi nessuno saprebbe cos’è la USS Enterprise.

Detto questo, il post di oggi ha come scopo una triste confessione: capitano Kirk, resterai sempre il primo amore, ma ora sono grande e ho capito…

Mi spiego. Io ho iniziato a guardare Star Trek nel 1980, quando è arrivato in Italia (quindi con quei 15 anni di ritardo sulla prima messa in onda). Nel 1980 io avevo appena compiuto 10 anni. Oggi, se immagino quella bambina di 10 anni che aspetta tutta la settimana (andava in onda solo il giovedì) per guardare un telefilm che parlava di spazio, universi paralleli e alieni che giocano a carte, francamente mi stupisco da sola. Eppure io ci diventavo matta. Adoravo tutto di quella serie. Tutto. Le storie, le divise, gli alieni, tutto. Ma soprattutto adoravo Kirk. Erano gli anni in cui si stava formando anche la mia immagine di quello che sarebbe stato l’uomo ideale per me, e Kirk mi sembrava il tipo perfetto. Forte, bello, simpatico, quel tocco di cialtrone che non guasta, e intelligente. Quanto mi piaceva. E al suo fianco c’era Spock. Freddo, robotico, logico, anaffettivo e strano. Dai, come si fa ad innamorarsi di Spock? Nella prima serie, addirittura, sulla nave lo prendono in giro per la sua freddezza…  è il genio che se ne sta da solo e si fa i cavoli suoi, che gioca a scacchi con il computer nel suo alloggio, e se ne sbatte se gli altri vanno a divertirsi sul ponte ristoro… è quello per il quale il massimo dell’emozione è un “interessante”, o al massimo un “affascinante”…

Cazzarola, ci ho messo 40 anni, ma alla fine ho capito… e questo solo grazie a Netflix e al fatto che mi ha rimesso l’intera serie classica on line.

Me la sto riguardando tutta, e alla fine ho capito.

Qualche anno fa ho letto un libro bellissimo che si intitolava LA FISICA DI STAR TREK  nel quale si spiegavano le ipotesi scientifiche della serie e di come nella realtà alcune fossero plausibili, e addirittura già realizzate, ed altre impossibili.

Quindi mi è venuto in mente di fondere quel titolo, con Bret Easton Ellis (robetta, ok) e ne è uscito un “le REGOLE DELL’ATTRAZIONE DI STAR TREK” in cui analizzo l’effetto della serie sulla mia evoluzione affettiva. Analizzo è una parola grossa, ma ci siamo capiti.

Penso che questa cosa si giochi sui processi di proiezione e di identificazione.

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Il piacionismo.

Quando ero piccola ero timida e goffa. Anche adesso sono timida e goffa, ma forse ho imparato un pochino a confondere le acque. Comunque, ero molto timida e goffa, e tutta la cialtroneria di Kirk per me era un miraggio irraggiungibile, qualcosa che avrei voluto possedere e che, chiaramente, non mi apparteneva in nessun modo. Proiettavo su di lui tutto il mio desiderio di accettazione, di popolarità, di “essere al centro dell’attenzione” e di non dire la cosa sbagliata al momento sbagliato, evento che si realizzava per me con una certa frequenza. Per questo pensavo di amarlo disperatamente. Era tutto quello che non ero e che non sarei mei stata, e immaginavo che se mai avessi trovato un uomo come lui sarei stata felice per sempre. Ma in realtà, io non ho mai cercato uomini come lui. Primo perché non esistono, almeno in questo quadrante astrale, poi perché credo che mi avrebbero annoiato alla velocità della luce. Tutta quella lacca nei capelli, quella battuta pronta, quell’occhietto furbo in qualsiasi situazione. Certo, questo lo so adesso, dopo quelle due o tre esperienze di merda…

Perchè, in realtà, io cercavo Spock, ma non lo sapevo. Da ragazzina, io credo di essermi identificata con Spock, senza rendermene conto. Ero sempre in seconda fila, con qualcosa nel corpo che si vedeva subito e che dovevo giustificare (ero la culona della classe, inutile girarci attorno), inoltre sembravo senza sentimenti, perché quasi niente di quello che faceva emozionare gli altri mi toccava veramente, e quello che emozionava me agli altri non interessava. Una prof al liceo si incazzava e mi chiamava “bella addormenta” perché non reagivo emotivamente ai voti… non si capiva se ero contenta o no… ma saranno stati cavoli miei, nel caso? Vabbè…

Io ero sui libri quando gli altri andavano alle feste, un po’ perché non mi invitavano e un po’ perché tanto ero goffa (sic) che mi sarei annoiata. D’altra parte, fortunatamente, avevo una mente brillante, svelta, e curiosa che non mi permetteva di annoiarmi a lungo, e in quegli anni, anche proprio grazie a Star Trek, ho iniziato a immaginare di universi paralleli, di mondi possibili e di archeologia spaziale (quella teoria che sostiene che gli dei altro non siano che antichi viaggiatori spaziali… c’è una puntata della seconda serie proprio su questo, dal titolo “Dominati da Apollo” e andata in onda in Italia nel giugno del ’79… quindi di anni ne avevo ancora 9… eppure me la ricordo benissimo!).

Insomma, non puoi innamorarti di te stessa, no? E quindi, alè! Cerchiamo l’uomo giusto, che è quello sbagliato. Per anni.

Poi ho trovato l’uomo giusto per davvero, ma era passato tantissimo dall’ultima volta che avevo visto Star Trek classico, e mi ero dimenticata come fossero i personaggi nel dettaglio. Ed ecco che Netflix mi fa il colpo gobbo, e le ripropone. Io non me lo faccio ripetere due volte e me le sparo, tutte.

Ad un certo punto, ecco l’epifania. Ascolto Spock, e nella mia testa mi sembra di sentire un’altra voce. Stessi toni, stessa calma, stessa logica, stessa scelta di vocaboli, stessa APPARENTE mancanza di emozioni. Solo che non sono io, ma un umano che sta nella stanza acconto, e non è un ufficiale scientifico vulcaniano. Quando ero piccola non potevo innamorarmi di me stessa, ma da grande ho dovuto ammettere che la serenità è arrivata solo quando nella mia vita è arrivata la logica. Troppo fredda? No… proprio no… Direi interessante, affascinante… proprio come la definirebbe Spock.

E poi Kirk si innamorava una puntata si e due no… va bene figo, ma anche un po’ furbetto il capitano, no? Ho fatto bene a non trovarlo…

PS: oggi per il mio nerd è stata una giornata fra le più emozionanti e coinvolgenti dal punto di vista professionale. Il suo commento, unico commento, è stato: “Molto interessante”. Dai… è lui… per forza…

 

 

PS2: sono l’unica che ha scoperto il fascino di Spock? Let me know…

2 risposte a "Le regole dell’attrazione di Star Trek"

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  1. Allora, prendi te a dieci anni, cambiati sesso, sostituisci i libri di scuola con romanzi di fantascienza, aggiungi tre anni e avrai me. Ovviamente anch’io impallinato per Star Trek, ma indovina… io volevo essere Kirk! Soprattutto a causa di tutte le belline di turno che una puntata sì e l’altra pure subivano il suo fascino.
    Ma non sottovalutiamo il nostro buon Spock. Ti ricordo che ogni sette anni i cari vulcaniani vanno “in calore” e per un po’ si accoppiano con tutto quello che respira e si muove, anche se non credo siano requisiti fondamentali…
    Anche il tuo nerd subisce lo stesso destino?
    E comunque, Pace e Prosperità.

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