Non mi diverto più.

Post off topic.

Ovvero di come ho disattivato il mio account Facebook, perché non ne posso più.

E’ successo questa estate. C’era più tempo da riempire e soprattutto credo che questa sia stata l’estate più calda in assoluto da quando esistono i social network.

Io sui social ci sono praticamente dalla prima ora, da brava nerdwife. Prima Facebook, poi Instagram e quindi Twitter e Snapchat.

Era bello. Era bello cercare gli amici. Era bello ritrovare pezzi di vita. Era bello restare in contatto con persone che non sentivo da anni. Era bello imparare dalle loro vite che tutto è possibile. Amici conosciuti in spiaggia a 15 anni che oggi sono musicisti affermati. Ex compagni di scuola che si sono trasferiti dall’altra parte del mondo e che hanno fatto una carriera strepitosa. Amici di amici che non avevi idea che si conoscessero e che era una figata che si conoscessero. Ed era bello proprio il concetto della connessione in sé, perché per me voleva dire conoscenza. Conoscenza di nuove tendenze, di notizie in tempo reale (ricordo la notte del terremoto in Emilia… è stato Twitter che ha coperto istantaneamente la notizia, seguito dagli altri social e poi, ma solo poi, dagli organi di stampa ufficiali), e di persone che mai avrei potuto incrociare nella vita reale e che attraverso i mille rimbalzi delle connessioni on line ho potuto scoprire. Ho conosciuto una persona, per altro fantastica, che come me è nipote di un militare italiano morto durante la campagna di Russia nel ’42. I nostri nonni erano nella stessa battaglia e lì hanno perso uno la vita e uno la libertà. Lui sta facendo un lavoro strepitoso di ricostruzione storica e io, grazie a lui, ho ricucito le fila di una storia che nella mia famiglia era rimasta nel mondo del mito. Lui è andato nei luoghi della battaglia in cui i nostri nonni sono stati coinvolti, e mi ha portato un sacchetto di quella terra che, in qualche modo, è l’unica cosa fisica che mi resta di lui e che riempie, idealmente, la tomba vuota sulla quale da quasi 80 anni si alternano generazioni di mazzi di fiori. Senza Facebook, tutto questo non sarebbe mai accaduto.

E non dimentichiamo che io, il mio nerd, l’ho conosciuto su un social. Per la precisione su Instagram. E la storia di quell’incontro l’ho raccontata qui.

Detto questo, da qualche mese non ce la faccio più. Non voglio fare quella snob che pensa di essere migliore degli altri e che se ne esce con affermazioni sul livello culturale (che, comunque, vabbè…), o sul livello del confronto che ormai è diventato unicamente politico forcaiolo (e mi sono trattenuta…). Il problema è che mi sono accorta che mi faceva male. Mi faceva male a livello fisico. Stava diventando una malattia. Ad un certo punto mi sono accorta che la pulsione al refresh compulsivo alla ricerca di post su cui fare polemica e la volontà di attaccare briga stava diventando una parte di me. Lo stavo facendo anche io. Cercavo apposta le pagine più calde per vomitare sentenze e anatemi. Non ho mai esagerato con il linguaggio, e di questo posso essere certa, ma la voglia c’era. Lo ammetto. Quella voglia che sa di metallo che sale lentamente in bocca, e che fa accelerare la salivazione e che monta, monta, monta a ogni post. Quella voglia che si autoalimenta con i like che ricevi, con i post a favore, e con l’onda di odio che ti trascina e sulla quale, bisogna ammetterlo per essere corretti, è una figata surfare. E tutto questo diventava un malessere anche fisico: tutto quel refresh e gli occhi puntati sullo schermo del telefono mi mettevano mal di testa, e quando non avevo la TL sott’occhio iniziavo a provare ansia e nervosismo. Mi sentivo un po’ come la bambola assassina: lo spirito di Chucky stava iniziando a prendere il sopravvento sulla tenera e cara bambola con la salopette di jeans, e io non volevo. Per altro, quel film mi ha sempre fatto una paura fottuta.

Allora ho provato a capire cosa mi stesse succedendo. Cioè se succedeva solo a me o era una situazione condivisa da molti utenti dei social, e quindi ho letto valanghe di libri, studi, ed esperimenti psicologici sulla ricaduta emotiva di questo genere di comunicazione sulle persone. Ho scoperto che non succedeva solo a me, ma a tantissimi, e quindi mi sono un po’ tranquillizzata. “Sarà una cosa che poi passa, e fra un po’ non ci pensiamo neanche più”, mi dicevo, e intanto scrollavo Fb alla ricerca di nuove battaglie.

Io non so se riesco a descrivere il mio stato d’animo, ma credo che in molti mi capiranno lo stesso. Era semplicemente un ‘non poterne fare a meno’. Una cosa che non comprendeva un “adesso ci vado un po’ meno, tanto è un social… mica è la vita vera…”, perché quella era diventata la vita vera. Non mi fa piacere ammetterlo, ma devo farlo.

Poi un giorno, mentre mi toglievo le scarpe da corsa e stavo pensando se per colazione avrei preferito la frutta fresca o lo yogurt di soia insieme al mio caffè, e intanto mi bruciava la voglia di andare a controllare se c’erano novità dopo l’ennesima esternazione dell’ennesimo ministro sull’ennesima propaganda immaginando una bella battaglia campale on line, ho pensato:”Ma scusa… tu ti ammazzi di corsa e mangi super controllato per non incasinare il corpo, e poi ti fai incasinare la testa da questa merda?”

E allora ho deciso. E ho iniziato da Facebook.

IMG_0363.jpg

Ho scelto di disattivare l’account, conscia che questa non sia una manovra definitiva. Tecnicamente posso tornare quando voglio, ma in termini pratici il mio account, ora, non c’è più. E questo mi impedirà di avere ricadute nell’immediato. Per ora ho tenuto la pagina del blog per condividere i post, ma non sono sicura che sia la scelta definitiva. Per ora mi disintossico un po’, e poi ci penso.

Ho tenuto Instagram, perché è rimasto ancora un luogo tranquillo, dove posso comunque restare in contatto con la maggior parte delle persone, ma senza il carico d’odio.

Twitter, per ora, me lo gestisco ancora bene. Forse perché è ancora un social non così usato in Italia, almeno non come FB. E comunque, anche lui è sottoposto alla valutazione del tempo: se mi dovessi sentire di nuovo ‘braccata’ dall’odio, ciao anche Twitter.

Insomma, è proprio Facebook che non reggo più… la verità è questa. E la sfida, di conseguenza, diventa questa: si vive senza Facebook? boh… vediamo… secondo me si, ma vi faccio sapere.

Ah… ci vediamo in piazza!

 

ps: non li ho messi nel post per non fare la bibliotecaria di provincia, ma se volete i link ai libri sui social ve li posto.

15 risposte a "Non mi diverto più."

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  1. …nemmeno io. E condivido parte del disagio che provo quando vado su facebook e quando mi rendo conto di quanto tempo ci perdo.
    Ma non voglio “staccare” perchè resta la principale fonte di contatto con persone che non contatterei in altro modo. Ho, come tutti, una vita “digitale” che è molto diversa da quella fisica ma che, essendo cominciata oltre 20 anni fa, è altrettanto reale: persone conosciute su usenet, persone conosciute quando scrivevo recensioni di videogiochi, persone con cui si era in contatto tramite mailing list per interessi comuni. C’erano dei “social” prima che i social stessi esistessero (infatti la prima volta che sentii parlare di facebook mi dissi “ma a che serve? c’è già tutto!”… quanto mi sbagliavo) che ora sono stati quasi completamente fagocitati da Facebook.

    Ecco, se voglio che i contatti di allora restino ancora oggi (e lo voglio) bisogna che resti su Facebook.

    p.s. Il fatto che si possa risponderti con il login di facebook ha un che di contrappasso o di loop che spiazza .D

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    1. hai totalmente ragione, e infatti il mio grande dubbio iniziale è stato quello. Poi ho fatto un duplice ragionamento. Il primo è legato al tempo: io veramente spero che questo clima tremendo sia destinato a finire, perché altrimenti sarebbe una follia. Quindi spero di poter riattivare l’account, e recuperare i miei contatti in futuro. E poi, gran parte dei contatti sono multipli e “ripetuti” sugli altri social, quindi alla fine non resto completamente isolata… è che mi sono spaventata… ho capito che stavo scendendo in un tunnel che non mi piaceva… non ero io… ho dovuto prendere un po’ di aria…

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  2. Io ho difficilmente voglia di polemizzare, mi scoraggio troppo. Solo a volte, quando una persona che credevo di conoscere e stimare vomita qualcosa di razzista cado in tentazione. Ma credo che sui social pochissimi (magari anche io?) abbiano voglia di confrontarsi, perciò puoi ragionare quanto vuoi, portare numeri ed esempi, ma non ce la fai. Io rimuovo serenamente chi non mi è fondamentale, e smetto di seguire quelli che si offenderebbero troppo se togliessi loro l’amicizia (la mia mamma è una “sentinella in piedi”, crede nelle teorie gender e altre amenità del genere, per cui non la seguo (nella vita non virtuale, fortunatamente, non parla di Questi argomenti, si sfoga sulla sua bacheca). Se la rimuovessi dagli amici scoppierebbe la terza guerra mondiale, ma così viviamo un minimo serenamente entrambe!

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    1. è per quello che ho fatto “l’insano gesto”. forse c’è una componente di vigliaccheria, lo ammetto. Ma io sono da tagli netti, così devi spiegare il. meno possibile e a pochi. E poi ribadisco il concetto per il quale in questo mondo iperconnesso, se si vuole tenere un contatto si può tenere. Noi, per esempio, siamo parlando qui, e possiamo farlo anche in altri luoghi oltre a Facebook… detto questo, resta un passaggio non definitivo, come ho scritto nel post, anche perché quello definitivo richiede tempi biblici… per ora va bene così. E sai cosa, non ne sto sentendo particolarmente la mancanza… vedi a volte… 😉 ❤

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  3. Intanto ti faccio un grande applauso per aver disattivato l’account (decisione permanete o meno che sia). Spesso ho pensato anche io di farlo, ma non ci sono ancora riuscita e vedere una persona che agisce al posto di dichiarare, è un bellissimo esempio 🙂
    Facebook ormai è un territorio di guerra e anche se mi rendo conto che non era questo lo scopo iniziale, sta fomentando un grande odio per chiunque e verso chiunque.
    Io ormai lo tengo oltre che per il blog, per rimanere aggiornata sugli eventi nelle vicinanze, ma quando vedo le notifiche, soprattutto del gruppo della città in cui vivo, mi sale il nervoso prima ancora di vedere di cosa si tratta.
    E la cosa peggiore è che nessuno ci obbliga a guardarli, ci facciamo pure del male con intenzione!
    Grazie per l’esempio che dai!

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    1. grazie! Ci ho messo una decina di giorni a decidere, ma ora che è fatta mi rendo conto che alla fine non è poi tutta questa cosa. E poi, come ho detto nel post, mi sono tenuta Twitter per le notizie e per molti contatti. Non potevo più reggere il livello delle fake news, delle persone che ci credevano e di come il clima fosse tossico. E poi non mi piacevo più io. E questo, implicitamente, mi faceva pensare che anche le persone che secondo me si comportavano in maniera aggressiva, forse erano solo in preda a questa psicosi generale e non meritavano il mio astio. Sa una cosa? una cosa che ha aggiunto punti alla lista del “disconnetti” è stato questa. Questa estate ero al mare, in Liguria. La spiaggia (libera) in cui ero era composta da gente che possiamo definire “casuale”: non troppo ricchi, non troppo poveri, non troppo giovani, non troppo vecchi, non troppo di destra, non troppo di sinistra. E quello che vedevo in questo spaccato di mondo reale mi piaceva molto. C’erano diverse coppie miste, con bimbi di colori dal cioccolato al caramello (mi vengono esempi così perché erano belli da mangiarseli vivi <3) che chiacchieravano con gruppi di signore anziane (non parenti… conosciute lì! si, ok, ascoltavo…) su come fargli fare il sonnellino o su quale fosse l'età giusta per il costumino senza pannolino. E parlavano di bambini, e non di bambini bianchi o neri. E poi c'erano due coppie di uomini, e credo anche una coppia di donne con una bimba (ma non sono sicura… credo). E tutti erano gentili con tutti, venditori ambulanti compresi. Poi aprivo Facebook e il mondo tornava orrendo. Avrò fatto un azzardo, ma ho preferito credere alla gente che avevo intorno piuttosto che a post on line. Un episodio, in particolare mi ha colpito. Due signore, sui 65. Cappellino del marito in cima alla testa una, l'altra seduta sulla seggiolina da spiaggia, di quelle basse. Parlano dei loro figli. E a un certo punto una inizia a raccontare di quando suo figlio le ha detto di essere gay. Era emozionata, un po' in pensiero perché evidentemente non conosceva benissimo l'altra signora e temeva la sua reazione, ma era salda e sicura nel suo "è mio figlio, punto." L'altra annuiva vistosamente, e faceva gesti con la mano come dire:" Uff… ma si figuri… non siamo mica più a guardare queste cose…". Tutta questa gente era gente a caso, bellissima e 'normale'. Allora ho pensato che i social avranno una fine, il cuore vero della gente no. E a quel punto è stato facile decidere. Scusa la logorrea…;)

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    1. ahahaha… grazie! troppo buona! io sono al 7 anno e, come vedi, si sopravvive alla grande! anzi, se hai qualche problema pratico non fare complimenti e chiedimi: magari ho la soluzione o almeno un consiglio… Tra di noi: sono più facili di quello che sembra 😉

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  4. Ciao a tutte io sono nuova su WordPress ho creato da poco il mio blog, anche io mi sono dissociata un po’ da Facebook in effetti perdevo il mio tempo…e sinceramente ultimamente non mi piaceva neanche più leggere i post degli altri, non l’ho disattivato ma semplicemente non ci entro più e posso dirvi che non mi manca per niente!
    Spero di trovare qua una comunity simpatica e socievole …grazie a chi passa a trovarmi ciaoooo

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