Diario del capitano. Data astrale 22.2018. Su questo pianeta hanno un’usanza chiamata Natale.

Eh, si. Il capitano Kirk si sarebbe sorpreso di questa strana usanza chiamata Natale, perché nel suo mondo il Natale non c’è (infatti, la foto di sopra è un montaggio che ho trovato in rete e che mi faceva ridere… ma figurarsi se Spock avrebbe mai messo quel maglioncino rosso con i robottoni…). Non è mai stata fatta una puntata sul Natale. Nessuno ha mai parlato del Natale. Interessante…

Ci stavo pensando mentre iniziavo a sfogliare il libro che ha segnato definitivamente l’inizio delle feste e che, come tutte le cose veramente belle, è arrivato inatteso: “L’autobiografia di James T. Kirk – la storia del più grande capitano della flotta stellare”.

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Ho appena iniziato a leggerlo, e già ne sono schiava. Inizia con una prefazione del dott.McCoy (Bones. Che per me Bones è sempre stato solo lui, altro che quella Temperance Brennan che è venuta dopo) che, in perfetto stile manzoniano, racconta di aver trovato le memorie del capitano e di aver deciso di renderle disponibili al resto dell’umanità (e oltre, naturalmente, altrimenti a cosa serviva la missione quinquennale, no?).  Sembra di vederlo, il dott. McCoy, che ormai anziano, ammiraglio e in pensione dalla Flotta Stellare, ma non domo nel suo carattere passionale e nella sua eterna lotta contro la logica Spockiana (a cui il vulcanico rispondeva a colpi di “La sua passione per l’irrilevante non è mai venuta meno, Dr. McCoy”), sembra di vederlo alzare il bicchiere per rendere onore all’amico Jim davanti alle sue memorie a cui ha voluto aggiungere l’unica cosa che il capitano non avrebbe mai detto di se stesso: He was the greatest Hero who ever lived.  Come non dargli ragione…?

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Eccolo qui nella sua posa da eroe sull’annuario dell’Accademia della Flotta Astrale, matricola SC9370176CEC, classe 2254.

E poi il libro inizia e il racconto diventa quello di Jim Kirk. Non voglio fare spoiler (anche se penso che questo testo sacro resterà limitato alle mani di pochi eletti e non ringrazierò mai abbastanza chi ha deciso di regalarmelo e di mettermi nel numero di tali fortunati), ma la prima storia che viene raccontata penso che sia la più bella in assoluto fra quelle delle puntate della serie classica. Solo qualche accenno per chi se ne intende: avete presente quando McCoy si inietta una dose eccessiva di un farmaco e impazzisce, e da pazzo si butta a caso in un portale del tempo che lo riporta in una terra degli anni ’30. Chiaramente Jim e Spock gli vanno dietro, e fanno di tutto per riportarlo a casa. Secondo me, e anche non solo secondo me, quella che da noi ha il titolo di merda di “Uccidere per amore” e che in originale si chiama “The City on the Edge of Forever”, è la puntata più bella in assoluto delle tre serie classiche, ma proprio in assoluto.

Oggi, mi metterò lì bella comoda con la copertina e me lo leggo tutto. Resta il fatto che sull’Enterprise il Natale non c’è. Ed è strano. Perché, diciamocelo, in quelle serie l’equipaggio e il suo capitano ne hanno incontrate di situazioni strane… entità che sembravano angeli, società basate su libri sacri che poi invece erano la Costituzione Americana, ma anche pianeti in cui vivevano gli Dei dell’Olimpo (hanno incontrato Apollo… dico Apollo, quello vero, il figlio di Zeus… quello lì) o che erano ispirati all’antica Grecia in generale (sarà stato perché Jim stava bene in gonnellina… può essere…). Ma il Natale mai.

Eppure mi sarebbe piaciuto sapere cosa ne pensasse Spock di questa strana usanza di farsi dei regali e di provare a fare felici le persone per un giorno. Avrebbe trovato illogico il concetto, perché evidentemente un giorno all’anno non garantisce alcuna felicità duratura e, quindi, è sostanzialmente inutile.

McCoy gli avrebbe dato del vulcaniano insensibile e ottuso, e Jim, con il suo sorrisone e la sua maglietta gialla con la pancera sotto (dai… per forza…) li avrebbe messi d’accordo con una frasetta delle sue: “Signori, Signori, su… è Natale, qualsiasi cosa voglia dire! Signor Sulu, ci porti a casa!”.

E anche noi, che il Natale ce l’abbiamo, spesso facciamo fatica a capire cosa sia. A me, in generale, non fa impazzire: tante cose finte, tante cose che vanno fatte e dette, tante cose che, come avrebbe detto Spock, sono irrilevanti. E poi ogni tanto, quando meno te lo aspetti, succede qualcosa di veramente vero, e allora lo riconosci: quello è Natale.

Grazie amici. Buon Natale.

ps: al mio nerd hanno relegato un LEGO di star Wars. Qui siamo alla “summa” del nerdismo: Jedi contro Trakker… quest’anno meglio che mi sto zitta, che sono peggio di lui!

Ps2: questo è un regalo che a un nerd vero (trakker) viene il magone. Pensateci, anche se è un po’ tardino…

8 risposte a "Diario del capitano. Data astrale 22.2018. Su questo pianeta hanno un’usanza chiamata Natale."

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  1. Mi verrebbe da chiederti perché rovinare un bel post sul Star Trek accennando a quella bambinata (splendida ma pur sempre bambinata) di Star Wars, ma non lo farò.
    Star Trek nella mia infanzia è stato un faro, la speranza che l’umanità potesse davvero essere meglio di quella merda che si dimostra quotidianamente.
    Un universo senza confini, senza denaro, senza povertà. L’espansione della federazione guidata dal desderio di conoscenza e non dal desiderio di profitto. Le armi viste solo come difensa contro popoli aggressivi. Il desiderio di non interferire con le culture altrui è sempre la volontà di aiutare gli a,trimcome driver.
    Un sogno.
    E, notare, un mondo senza religione!
    Senza religione! La religione è vista come un fenomeno delle culture più arretrate quando compare. E anche quando compare l’entita religiosa, come citato anche da te,è un fenomeno scientifico.
    C’è magari della spiritualità (basti pensare alla cultura vulcaniana) ma mai vista come religione.
    Ecco… il Natale, evidentemente, poteva essere interpretato come fenomeno culturale, ma come fenomeno religioso ci sarebbe stonato.

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  2. Io ci avrei visto una puntata sul natale (magari come special), dove si ritrovano a commentare le più strambe abitudini, come quei maglioni del fotomontaggio, o gli addobbi per strada… Sarebbe stato divertente vedere mr Spock alle prese con qualcosa di così “superfluo”.

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