“Alexa, chiedi a Google di chiedere a…”

Scusate: altro post breve perché con questa Alexa vi avrò rotto le balle, ma davvero qui stiamo andando oltre.

Intanto una domanda: conoscete mica un esorcista bravo e che non costi troppo? No perché il livello “possessione” è già stato raggiunto e superato esattamente oggi pomeriggio, con le TRE voci diverse che sono uscite dal fottuto assistente vocale noto come Alexa, e credo che un rito di liberazione possa fare al caso nostro.

Cosa succede è presto detto: il nerd fa esperimenti e tali esperimenti fanno accapponare la pelle. Mi immagino che fra poco il cosino di Alexa si metta a camminare all’indietro e ad arrimparsi sui muri con sguardo torvo e la bava alla bocca (lo so che Alexa non ha la bocca e non ha le gambe: qualche neurone che funziona ce l’ho ancora… era per farvi capire…).

Ma restiamo saldi: ecco i fatti. L’altra sera il nerd era lì che spippolava, e alla mia domanda (per altro superflua) su cosa stesse facendo, mi risponde che stava interfacciando Alexa in modo da farla parlare con altri assistenti vocali. Certo, perché visto che abbiamo TRE Alexa in casa, mi sembrava proprio necessaria questa interfaccia… metti che ci sentiamo soli e vogliamo mettere su un party all’ultimo momento con quei simpaticoni di “Ok Google”, con Siri o con gli altri che manco li conosco…

Ma chiaramente, io non avevo capito un cavolo. “E’ per quando Alexa non sa qualcosa… può essere che non sappia qualcosa… allora le insegno a chiedere a Google, no?”. Che detto così ha anche il suo senso, se vivi in una puntata di Black Mirror (cosa che in effetti, ormai, non mi sento di escludere… magari io sono un bot creato da un programmatore che racconta la storia di un gioco interattivo…. chi può dirlo… buaaaaaaah). Oppure se stai insegnando a un bambino VERO come fare delle operazioni VERE! Non lo so so… magari a voi vi pare normale… a me no.

Comunque, chiaramente, ci riesce. Alla sera di quello stesso giorno mi mostra il suo successo. “Alexa, chiedi a Google…” e le fa chiedere una cosa che non mi ricordo… e magicamente la vocina di Alexa cede il posto alla voce maschia di Google che risponde a tono, con garbo e precisione.

Io, pelle di cappone.

Lo guardo un po’ terrorizzata, ma lui risponde allo sguardo con un sorriso disarmante. “Guarda, lo fa… ci sono riuscito…”. Ci era riuscito veramente. E come al solito, io mi intenerisco. E lui se ne approfitta: a lui non basta mai. E oggi, se ne esce con il triplo salto carpiato.

“Amor, senti cosa faccio fare ad Alexa! Ascolta: Alexa, chiedi a Google di parlare con Esselunga…”. Cosa, scusa?

La scena: lui seduto al tavolo che aspetta che si compia la magia dondolando sulla sedia;

io in piedi fra il tavolo e il mobile che ospita Alexa, con gli occhi fissi sul coso grigio da cui esce la voce, terrorizzata all’idea che si compia la magia… “Non è vero… non sta per succedere…”

E invece si. Alexa saluta gentile e passa la palla al maschio dentro Google che, altrettanto gentilmente, crossa sull’assistente vocale di Esselunga (che esiste, porco giuda) la quale con voce femminile (vorrei ricordare, la TERZA VOCE) invita il mio nerd ad aggiungere dei prodotti alla lista della spesa.

Io sono rimasta di ghiaccio. Vi assicuro che è stato inquietante. Non mi sarei stupita se una delle tre voci avesse iniziato a parlare in aramaico. Ho appoggiato la tazza di tè che avevo in mano perché non ero sicura che fosse al sicuro. E poi, totalmente disarcionata dalla realtà, mi sono sentita in dovere di chiedere ad Alexa se si sentisse bene… non so… mi è venuta in mente quella scena di “Ghost” in cui Oda Mae Brown, la medium interpretata da Whoopy Goldberg viene posseduta da uno spirito e rimane priva di forze quando lo spirito esce da lei. Povera Alexa…

Per fortuna, ho il mio santino di Dylan Dog che mi tiene compagnia e mi dà tanta sicurezza…IMG_0635.jpg

con tutta queste entità strane per casa, un indagatore dell’incubo mi sembra il minimo…

 

7 risposte a "“Alexa, chiedi a Google di chiedere a…”"

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