Il nerd mi diventa botanico… pure…

… e poi un giorno il tuo nerd scopre che non è vero che solo la tecnologia merita il suo affetto, e che esistono addirittura delle forme di vita che sono degne della sua attenzione, del suo pensiero e persino della sua cura. No, no è Bruno.

Bruno è il nostro cane (se lo chiedi a me) o il mio cane (se lo chiedi a lui).

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ma come cazzo fai a non sbaciucchiarlo tutto, senza limiti… ma come?!?

Bruno, che è variamente definito con nomignoli e diminutivi che iniziano con “ammoredellamamma” se lo chiamo io, o con “merdinapelosa” se lo chiama lui, ha negli anni stabilito con il nerd una relazione di mutua tolleranza. La relazione fra i due, pur nel totale rispetto, si esprime in un sostanziale “io vivo nella mia bolla, tu fatti la bolla tua; cioè, io ti nutro, tu non rompi il cazzo.” E infatti, il nano peloso sfoga la sua “ansia di vivere” direttamente sulla mia faccia, a leccate, spesso. Molto spesso. Tantissimo spesso.

Quindi, non è lui.

L’unica altra forma di vita della casa, fino a poco fa, era il nerd Beta che però, essendo identico al nerd Alfa, sostanzialmente vive nella sua di bolla, posizionata nella cameretta. Io me la figuro come una nube stellare nella quale il suo universo, composto da YouTube, “Il Collegio”, i compiti delle medie, Fortnite e altro che non voglio sapere, si sta condensando fino ad ottenere la massa critica, che corrisponde a un adolescente.

Idem, non è lui.

La forma di vita a cui mi sto riferendo, in realtà sono due. Sono Abigail e Quincy, rispettivamente un (una, l’ha deciso lui) ficus Benjamin e un Potos. Si, due piante. Si, giuro.

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Piacere, Abigail.

Certo, fate svelto voi, dal calduccio della vostra vita tranquilla e normale, a fare quella faccetta di sufficienza… “ellamadò… cosa saranno mai due piante… sono piante… le metti lì… dai loro da bere… ci stai un po’ attento e loro VIVONO. Punto. Cosa faranno mai due piante… dai… cosa saranno mai due piante… su… dai da bere e loro vivono… cosa saranno mai due piante… “.

Ed è un po’ quello che pensavo io quando siamo rientrati dal Viridea, belli tranquilli, abbracciati ai vasoni. Ma poteva essere tutto facile? direi di no…

Intanto, onestamente, quanti di voi hanno dato i nomi alle piante? No, ma davvero… chi?  No, perché magari sono io che non lo so, ed è una cosa normale… io non lo avevo mai fatto, ma se mi dite che è normale allora un po’ mi tranquillizzo… Poi, però, fate il piacere di scrivere qui sotto il nome delle vostre piante, che mi interessa, a questo punto…

Abigail e Quincy sono madre e figlio, e tutto viene dall’assonanza di “potos” con “potus”, che è l’acronimo per definire il Presidente degli Stati Uniti d’America.

Allora, succede che il 25 ottobre 1764 Abigail Smith, sposa il futuro secondo Presidente degli Stati Uniti, John Adams e dal loro matrimonio nasce il sesto Presidente degli Stati Uniti, cioè John Quincy Adams. Che a casa loro, se non diventavi Potus, ti trattavano di merda… Capite, che non c’era nessun altro nome che potesse dare alle nostre piante? Mi sembra evidente…

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Abigail Smith, in Adams. Lei, in effetti, un po’ quell’espressione ce l’ha, eh..

 

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John Quincy Adams. Lui è IDENTICO!

Ma parliamo della routine quotidiana di cura delle piantine. Ad onor del vero, più di Abigail, che ha più bisogno… Quincy è uno tosto e sta più sulle sue…

Intanto, appena è arrivata in casa, Abigail ha avuto il suo bel dispositivo tecnologico digitale personalizzato… che qui in casa mia, se non hai il tuo Device attaccato a qualche parte del corpo, non hai vita facile.

Lei, non avendo le braccine su cui mettere orologini o braccialetti, si è vista ficcare nella terra una cosa bianca, tipo sonda, che le fa un esame delle funzioni vitali costante. Io lo chiamo “cosino per la pianta” lui lo chiama “Plant Health Monitor“, ma facciamo a capirci. Di Abigail noi sappiamo tutto, dalla concentrazione di acidi, all’umidità della terra, dal suo bisogno di sole, al suo giramento di cazzo se oggi c’è nuvolo e lei voleva più luce. Chiaramente, ci dice se ha bisogno di acqua e fertilizzante, ma quello l’avevo dato per scontato… ecchecavolo… Ogni giorno, la sua fantastica app comunica al mio nerd lo stato di salute e di soddisfazione di Abigail, e di conseguenza, lui decide come approcciare la cura quotidiana: c’è il giorno della salute fisica, e quindi c’è l’acqua o il fertilizzante, c’è quello della salute estetica, e quindi lui con lo spruzzino si mette a lucidare le INNUMEREVOLI foglioline, e c’è il giorno della salute dello spirito. Anzi, quella dello spirito è una parte della cura di ogni giorno.

Cioè, cosa fa? Ha impostato diverse playlist che, con un semplice ordine alla nostra amata Alexa (la maledetta, sempre lei) mettono Abigail in una condizione di rilassatezza che dovrebbe farla vivere meglio. Le playlist comprendono Bach, Black Eyed Peas, disco anni 70, e per il resto devo chiedere. Una settimana, una playlist. Perché lui deve raccogliere i dati. Metti che Bach le piace di più degli Abba, scatta la doppia razione di Bach… vuoi mica che Abigail mi si inversi sulla musica, eh…

No, perchè la reazione della pianta è prevista… come si dice: “se puoi pensarlo, puoi farlo…” e io lo so che nel cervello che si nasconde sotto i riccioli biondi (magari fossero i miei… no, il nerd è anche biondo… un ossimoro, già!) già frulla la ricerca di un modo per tradurre i dati della pianta in espressioni vocali… E quindi, fra un po’, Abigail, potrà parlare!

Ma se mi si mette a parlare anche la pianta, magari dallo scatolotto di Alexa, cosa faccio? Lasciate perdere la cosa in sé, che già un po’ mi fa venire freddo nella schiena, ma poi, le piante, che carattere avranno? e se questa Abigail è una rompiballe? cioè, chi ha mai parlato con una pianta? che ne so se questa è una che vuole attenzione ogni momento? e se poi facesse parlare anche Quincy? Non lo so… forse sto esagerando… figurati se davvero lo fa… ma no… ma figurati… vero? Vero…?

ps: di far parlare Bruno però non ci ha pensato mai, eh…!

 

 

 

 

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