Happy birthday Mr. WWW

Eh, si… oggi si scade un po’ nel sentimentale. D’altra parte succede sempre quando ci si trova di fronte alle ricorrenze, specie se sono ricorrenze che fanno parte della nostra vita. E cosa c’è di più personale,  toccante,  intimo e vibrante del compleanno di qualcuno che fa parte della famiglia, di qualcuno che ci ha visto crescere, anzi, che ci ha aiutato a crescere? Di qualcuno che è stato di fianco a noi nei momenti belli, e che spesso li ha resi possibili, ma che è stato anche la spalla che ha asciugato le nostre lacrime nei momenti brutti; qualcuno che aveva la risposta giusta al momento giusto, ma che sapeva anche trovare angoli di silenzio quando ne avevamo bisogno. Qualcuno che ci ha insegnato giochi nuovi, lingue nuove e che, diciamolo, ci ha anche tenuto la mano mentre ci innamoravamo di una persona. Insomma, qualcuno di unico al mondo.

A casa mia, oggi si festeggiano i 30 anni del World Wide Web.

Cioè, l’altro ieri era il compleanno del nerd (e ne compiva un’altro numero che non dico, ma più alto di 30), ma quella ricorrenza è bannata e, come nella più iconica scena di “Viale del Tramonto”, nessuno osi ricordare il tempo che passa.

Mentre oggi, che gli anni li fa il Web, si festeggia. Ma credo che ormai siate tutti molto abituati a non capirci dentro un bel niente, no? Io, lo sono.

Comunque, facciamo un bel viaggetto indietro nel tempo, e andiamo a vedere cosa faceva il nerd, che allora era il piccolo nerd, quando il WWW veniva al mondo.

Bè, ad essere proprio sinceri, quando il WWW veniva al mondo, il nerdino era alle elementari, e le riviste specializzate in tecnologia magari non se le faceva ancora comprare. Vorrei far notare che ho usato “magari”, perchè non è certissimo. La sua testimonianza colloca il primo modem acquistato intorno ai 13 anni (1994, si lo so… si fa svelto a fare i conti… era per non scrivere proprio il numero degli anni che compiva… mi si inversa, altrimenti!),  tuttavia altre fonti collocano le sue prime espressioni di interesse  verso la tecnologia proprio ai tempi delle elementari. Ufficialmente, il computer se lo fa regalare intorno ai 10 anni, quindi tendo a credere alle fonti apocrife.

Io un po’ me lo vedo questo ragazzino pieno di riccioli biondi, con la faccia un po’ da Gesù bambino del presepe, chiuso dentro la sua stanzetta a leggere in una rivista che qualche anno prima, in America, un signore aveva inventato un modo per mettere in collegamento tutte le macchine (e questo è internet) e poi altri avevano inventato un MONDO dentro lì, un posto dove tu potevi entrare e muoverti, viaggiare, andare a vedere dentro le cose, andare a cercare le informazioni che ti servono, ma anche che non ti servono solo per il gusto di sapere che le sai. E questo mondo era il WWW. Cioè tu digitavi WWW e poi un indirizzo che nel mondo reale non aveva senso, ed entravi. E non dovevi chiedere il permesso a nessuno. E non dovevi tornare a casa a un’ora stabilita. E non importava quanto fossi bravo a parlare o a relazionarti con le persone. E non importavano neanche i tuoi interessi: potevi essere strano quanto volevi e nessuno ti giudicava. Anzi, guarda un po’, dentro lì erano TUTTI STRANI.

Ho detto che non bisognava chiedere il permesso a nessuno, ma non è verissimo. Già, perchè oggi è un po’ diverso da com’era 25/30 anni fa. A quei tempi, e specialmente se avevi 14 anni, il permesso lo dovevi chiedere, eccome. Non fosse altro che per fare le telefonate da casa che servivano per attivare la connessione, telefonate che bisognava saper fare e che costavano una fucilata.

“Quando mi hanno regalato il modem (1994) qui vicino non c’erano provider, e il primo a cui mi sono connesso era a Milano. Ma la telefonata era una interurbana e costava un cifra tremenda al minuto… i miei mi volevano ammazzare”. Allora, di sicuro lo sapete tutti, ma magari c’è qualcuno che è nato troppo tardi e si è perso il magico mondo della telefonata interurbana, e quindi spiego: si trattava di una telefonata per la quale ci voleva il prefisso (come oggi per chiamare all’estero), sì anche se chiamavi dal paese di fianco e sì, questa cosa faceva alzare il prezzo della chiamata in maniera considerevole. In più, faceva anche un suono strano quando suonava, cioè nella cornetta sentivi un suono diverso dal solito “tuuuuu….tuuuuu”…insomma lo capivi che era una interurbana. Ma soprattutto lo capiva la bolletta del telefono, che quando arrivava, faceva scatenare l’inferno sulla terra di cazziate da mamma e papà. Bene, a 14 anni il piccolo nerd affrontava tutto questo solo per poter mettere il suo piede virtuale dentro il MONDO.

La storia continua con un twist. Verso il 1995 anche nel nostro paesello vengono aperti ben due provider, uno in un negozio che oggi non c’è più, e l’altro in un altro che oggi vende cibo bio (il tempo… che soggetto ironico…), e quindi il giovane nerd può evitare la telefonata interurbana, e abbattere i costi di connessione con delle più economiche chiamate locali. Il fatto è che nel frattempo, fra una bolletta e una cazziata, lui ci aveva preso gusto a stare nel MONDO e quindi le connessioni erano sempre più frequenti. E quindi, è scattata una misura che oggi manderebbe un adolescente medio dritto da un terapeuta: la macchinetta conta scatti. Nel suo caso, la macchietta conta scatti CON scontrino. Oh, manco io che sono vecchia l’ho mai vista questa roba. Me la sono fatta raccontare. Di base era una classica macchinetta conta scatti, ma con l’indicazione dei numeri chiamati. Praticamente, lui aveva condiviso i numeri dei due provider in famiglia, e alla fine del mese, si scaricava… sorry, si stampava lo scontrino dalla macchina, e con una santa biro si tirava una riga su tutte le chiamate fatte verso i due numeri incriminati, e il nerd pagava. Sì sì, faceva il totale, andava nella cameretta, ravanava fra le mance e i soldini che raggranellava, e pagava la sua parte. Che fibra di bambino! (fibra non è scelto a caso… hihihi)

Tutto questo è durato fino a Natale, quando la famiglia si è messa una mano sulla coscienza e ha fatto il gesto: main present 1995: un bell’abbonamento annuale ad un provider locale. Costo sulle 300 mila lire scarse, ma addio macchinetta segna scatti!

Io mi immagino anche i poveri genitori, il giorno di Natale, con i nonni e i parenti vari… “E poi, cosa avete fatto ai vostri bimbi?” chiede la nonna alle mamme presenti, mentre si appresta a impiantare l’insalata russa.

“Mah, la piccola voleva tanto la Barbie e per la grande abbiamo preso un giaccone di montone, che così le dura tutta la vita, e voi?”, risponde la prima, passando la palla alla seconda.

“Bè… la piccola ha voluto la bambola di Pocahontas, il grande invece… ehm… un abbonamento a un provider…”

“Un abbonamento a cosa?!” chiede la nonna, spostando lo sguardo repentinamente dai cetriolini che stava tagliando allo scopo di decorare l’insalata russa, rischiando così di finire la giornata al pronto soccorso.

“A un provider…” risponde la mamma, un po’ vergognosa…

“E saria?” (lombardo, per  “sarebbe?) Brandisce ancora il coltello con la seghetta… meglio rispondere… poi è entrato il dialetto… brutto segno…

“E’ una cosa di computer… a lui piace… una cosa di tecnologia”… lei scandisce un po’ mentre pronuncia la frase, non perchè la nonna non capisca ma per convincersi lei stessa…

“Ossignur… al ghà quatordes ann, un balon l’andava minga ben?” (Ossignore… ha quattordici anni, un pallone non andava bene?) e riprende a fare fette di cetriolini che fra poco finiranno ciucciati per ultimi dopo aver mangiato l’insalata russa (io lo facevo, va bene? solo DOPO li mangiavo… licenza poetica… sto immaginando io!)

E comunque, no… il pallone non andava bene… cioè, ce l’aveva e ci giocava, ma con il pallone non si andava a spasso per il MONDO. Invece con la connessione, si.

E, insomma… quando c’è un compleanno si diventa romantici. Al mio compleanno, per esempio, mia mamma mi racconta sempre (sempre!) che la sera prima che io nascessi lei aveva tanta voglia di gelato e sebbene fosse dicembre (sono sagittario, come Penny… Non fate quella faccia da geni schifati… l’ho detto apposta!) si è fatta portare a Milano, alla Cremeria Buonarroti, e lì si è fatta una dose generosa di gelato, tanto che, quando nella notte sono arrivati i dolori, non sapeva se fossi io che volevo uscire o il gelato in dosi esagerate.

E, invece, quando compie gli anni il World Wide Web, i racconti sono questi.

E io, un po’ mi commuovo.

Happy Birthday Mr. WWW.

 

5 risposte a "Happy birthday Mr. WWW"

Add yours

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Create a website or blog at WordPress.com

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: