Il teorema del cono gelato

 

Può capitare con le prime giornate di sole primaverili di provare un’inspiegabile voglia di sorridere alla vita, di fare camminate a braccetto di una leggera brezza di fine inverno, e con gli occhi appena appena socchiusi dal sole che si fa sempre più fiero del suo ruolo di padrone della giornata. Può capitare anche che a queste sensazioni di formicolio energetico, si accompagni la voglia di qualcosa che marchi la fine della stagione invernale, e che in qualche modo, complici i nostri ricordi di infanzia, ci urli forte nelle orecchie: “Ehi, è quasi ora di tirare fuori la bici dal garage e di accorciare i pantaloni… è primavera!”. A volte, quel qualcosa è un gelato.

EFFETTO AUDIO DI UNA FRENATA SULL’ASFALTO.

Tutto ciò, se non siete fidanzate con un nerd.

Lui: “Amor, quando arrivo a casa, andiamo a prendere il gelato?”

Io: “Oh, che idea romantica… ci stavo pensando anche io tornando a casa… che bello che ci hai pensato anche tu… ma certo! Mi scrivi quando arrivi in stazione? non vedo l’ora!”

Chiaramente, il nerd ha fatto la lettura veloce del messaggio e ha acquisito solo le parole MA CERTO, che sono quelle sufficienti a mettere in moto l’azione dell’andare a prendere il suddetto cono. Il resto, è rumore di fondo…

La definizione del teorema del gelato, inizia all’uscita dalle gelateria. Io coppetta limone e mango, che è stata un’idea del cazzo, visto che dovevo tenere anche il guinzaglio del cane, e quindi potete solo immaginare la scena imbarazzante.

Lui, tutto pistacchio. Lui non aveva mai preso tutto pistacchio. Io chiedo. Perché in tutti questi anni ancora non l’ho capita che devo tenere quella bocca chiusa, maledetta me… no io devo chiedere!

“Come mai tutto pistacchio?”

“Perché così non mi viene il mal di testa…”, risponde lui, e io come una deficiente penso al freddo che ti viene nella testa quando mangi il gelato e immagino che il pistacchio, per qualche motivo, non glielo faccia venire… che ne so… il latte… il pistacchio… qualche ingrediente segreto… non lo so..!

“No, non è per quello….”. Ok, sono fottuta. E inizia a spiegare.

“In tutti questi anni non ho mai capito questa cosa dei due gusti. Se io dico panna e cioccolato, con quale criterio decidono di mettere prima un gusto e poi l’altro? Non c’è un criterio… ho controllato… ci sono volte in cui li mettono nell’ordine in cui li chiedi e altri in cui li mettono al contrario… non c’è una tabella, per dire…”

OOOOk… siamo già alla tabella…. tranquilla…. “Ma amor, li metteranno a caso… magari si mette prima quello che si trova più vicino a chi ti sta facendo il cono… per dire…”, e do una leccata alla coppetta… i cucchiaino mi si infila sotto gli occhiali da sole e io sto per spargere mango su tutto l’asfalto.

“No – continua lui – ho tenuto una statistica… è un dato irrilevante… non c’entra la distanza dall’operatore che ti fa il cono… deve essere qualcos’altro… Ho pensato che potesse essere il margine di guadagno intrinseco di ogni gusto. Cioè per primo ti mettono quello con il margine più alto, che alla fine è di meno perchè si nasconde la quantità nel cono, e per secondo, quello con il margine di guadagno più basso, così te ne danno di più rispetto all’altro e guadagnano di più… così avrebbe anche senso il fatto che fanno i colloqui per assumere i commessi… che devono essere in grado di ricordare tutti i margini di guadagno dei diversi gusti per poter stabilire l’ordine di posizionamento del gelato sul cono…altrimenti perchè li farebbero…no?” e lecca il suo pistacchio.

Io continuo a tentare di leccare la mia coppetta, che di usare il cucchiaino non se ne parla perchè ho la mano impegnata con il guinzaglio del cane che deve pisciare ogni 5 centimetri di strada.

“Questa cosa dell’ordine mi manda fuori di testa – continua lui – anche perchè, ammettendo il fatto che io imponga l’ordine di posizionamento… per assurdo, dico… facciamo che io chieda espressamente di mettere prima il cioccolato e poi la crema. Ecco, a questo punto, visto che non li ho assaggiati prima, come faccio a sapere in quale ordine iniziare a leccarli, se non so quale mi piace di più… Se inizio con l’ordine sbagliato mi si scasina tutta la forma del cono che impedisce il gocciolamento… ma se sbaglio l’ordine poi tutto il cono è sbagliato… posto che la leccata va fatta assolutamente verticale… i due gusti non si devono incontrare, così puoi decidere quale finire per primo… chiaro no?”

Io l’ho perso alla terza frase, e do un morso alla mia coppetta… quello che viene su viene su… così, per sfregio… “si – continuo – ma quindi? perchè hai preso il pistacchio???”

“Perchè così posso fare la leccata orizzontale, no?  E la forma del cono è più aerodinamica. In più non mi viene il mal di testa a furia di pensare alla questione dell’ordine di posizionamento, l’ordine di leccata, l’ordine di chiusura del gelato… E’ un casino…”

Eh, si… è un bel casino, in effetti… Nel frattempo Bruno ha misericordiosamente finito di pisciare ovunque, e siamo arrivati verso casa. Mi resta di capire il perchè del pistacchio in quanto pistacchio, ma credo che sia qualcosa che ha a che fare con il fatto che non lo aveva mai mangiato, e che per questa stagione sarà il suo gusto preferito, l’unico gusto ammesso. D’altra parte, l’anno scorso era stata la stessa cosa, ma con la nocciola: gusto unico e solo alla nocciola. Quest’anno, quindi, gusto unico e solo pistacchio. Non so se mi sono spiegata: lui sceglie un gusto solo non per un cono, ma per tutta la stagione estiva. Un gusto solo, sempre quello.

“Così non mi viene il mal di testa…” chiude lui.

Voi potete venire a prendermi e portarmi in vacanza in un luogo normale per qualche giorno, per cortesia…

 

 

 

Photo by Anna Ribes on Unsplash

5 risposte a "Il teorema del cono gelato"

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