Young Heroes

Il protagonista di questo post non è il nerd alfa, ma il nerd beta, cioè il figlio del nerd alfa, che ho usato come cavia per un piccolo esperimento. Cioè, non è proprio un esperimento, è più la verifica di un’ipotesi, che mi incuriosiva da qualche giorno. E così, mentre il nerd alfa era intento a cucinare un arrosto che in questo momento sembra un cyborg (sbircio nel forno, e vedo che l’arrostino ha più rivelatori di temperatura dello scudo termico della capsula Dragon Crew… ma poi viene buono e quindi va bene così), io ho preso il nerd beta e l’ho torturato.

Tema di studio: ma com’è che da qualche tempo non si fa che leggere in cronaca di questi ragazzini che sventano attentati, chiamano le forze dell’ordine con la precisone di un agente segreto, affrontano nazifascisti a testa alta, organizzano movimenti mondiali contro il global warming? Cosa sta succedendo? Siamo davanti a esempi sparuti di eroi che sarebbero stati comunque eroi, oppure c’è qualcosa che li accomuna? Cosa hanno capito i ragazzini che noi non abbiamo capito, o che semplicemente abbiamo dimenticato? La generazione degli anni 2000 e oltre (Simone di Torre Maura mi è un 2004 se non ho fatto male i conti) non doveva essere quella degli annoiati fruitori di cazzate su YouTube, a cui bisogna limitare l’uso di internet perchè altrimenti rincoglioniscono e poi vanno male a scuola? Non erano quelli per cui i genitori si disperano per l’inattività ed è tutto un “ai miei tempi con un pallone ci giocavi fino a sera e oggi sei lì attaccato a quei cosi lì tutto il giorno”, e giù rompimento di balle ‘da vecchi’ come quando a noi dicevano che “non avevamo mai provato ad andare a scuola con gli zoccoli” (ma senti… ma chi cazzo è mai andato a scuola con gli zoccoli!!)? E poi “impara a scrivere bene a mano, che poi non sei capace di fare niente”, come se io stessi scrivendo questo post con penna e calamaio, oppure “cosa ci sarà in sto YouTube… solo cretini che fanno scherzi e che mangiano piatti di pasta o panini che fanno schifo… mah che cosa ci troverai mai…”. Eh, mi sa che qualcosa ci hanno trovato… e qualcosa di diverso da noi…

Poi ho pensato anche un’altra cosa. Questi ragazzi sono raccontati come la generazione più social di sempre, ed è sicuramente vero. Ma in una cosa sono diversi da noi: non hanno Facebook. Non ce l’hanno perchè erano troppo piccoli per potersi iscrivere, e quindi sono stati preservati dalla deriva folle che ha preso quel social; ma soprattutto, ora che ne avrebbero l’età, non lo vogliono. Perché? Cioè, hanno ragione da vendere, ma perché lo fanno istintivamente?

E qui inizia la tortura al nerd beta, che in quanto dodicenne, è la cavia perfetta. Dodicenne classico, direi: calcio in settimana e nel week end, bravo a scuola, educato, un po’ nerd per questioni genetiche (mette in fila le penne al pesto nel piatto e ordina i biscotti in base al numero di gocce al cioccolato, ma vabbè), ma sostanzialmente “un ragazzino qualunque”.

“Fra poco avrai l’età per Facebook… ti iscrivi?”

“No…” (è come il padre… di poche parole…)

“Perchè?”, incalzo io

“Perchè no… non mi piace…”

“E perchè non ti piace?”

“Non lo so… non mi piace… mi piace di più Instagram…”

Ora, questa sequenza di domande si è svolta un numero maggiore di volte rispetto a quella che ho, misericordiosamente, presentato… non è stato facile torturarlo… ha opposto resistenza il nanetto….

“Ok – incalzo io – ma se dovessi dire perché non ti piace Facebook, cosa diresti?”. Lui pensa un po’ e poi squarcia il velo di Maya con tre parole: “Si credono fighi.”

Occazzo… oh porca miseria… vuoi vedere che… asp… continuo a indagare…

“Fammi capire… dai, sono vecchia, abbi compassione e spiegami!” mi gioco la carta affettiva passivo aggressiva… di solito funziona…

E in effetti funziona, perché con una serie di frasi un po’ psichedeliche che ora mi vedo costretta a riassumere in un discorso diretto verosimile, lui mi ha fatto capire benissimo quello che intendeva. “Su Instagram guardi quello che vuoi, e non sei costretto a leggere tutta quella roba che scrivono… su fb ci sono i vecchi e scrivono troppa roba… come fai a sapere che roba è… Si Instagram guardi e penso quello che vuoi… su Fb sembra che ti debbano spiegare le cose… troppa roba inutile, c’è già la scuola… poi su Instagram ci sono cose belle (ndr. il padre è fotografo e la differenza fra una foto bella e una brutta gliela sta insegnando, e lui capisce), su fb ci sono le catene di s. Antonio….”

Dai, come fai a spiegare meglio di così? Non si può.

E allora, magari, la soluzione è semplice…  questi ragazzi hanno avuto la fortuna di essere la prima generazione che ha potuto godere dei vantaggi del Web senza la zavorra dei peggiori social (Facebook è una cosa brutta, secondo me… ma brutta brutta, anche se ci sono ancora… ma poco poco…), e lo hanno usato come andrebbe usato, come dei “grandi”, scegliendo, imparando, ridendo quando c’è da ridere e cercando contenuto quando c’è da cercare contenuto, senza rabbia e senza paura che poi è l’altra faccia della rabbia. In fondo anche noi siamo cresciuti senza i social, ed eravamo più semplici, più “educati”, ma anche più limitati, più lenti. A 12 anni io leggevo tutto quello che mi capitava sotto mano, ma comunque c’era il limite legato al fatto che io non potevo scegliere quello che mi capitava sotto mano. Un po’ di cose le imparavo a scuola, e un po’ a casa, ma non avevo a disposizione quell’estensione di potenziale che è il web e mi dovevo far bastare le enciclopedie, i libri della mamma o quelli della biblioteca della scuola. Per prendere a prestito un libro dalla biblioteca comunale bisognava essere maggiorenni (quindi ciao) e poi non so se vi ricordate (chi è vecchio come me) tutta la manfrina del cercare la schedina, fare la richiesta (sempre che il libro ci fosse, altrimenti ti dicevano in quale biblioteca era conservato e spesso per me era troppo lontano per andarci da sola, visto che la macchina l’ho avuta a 21 anni… chi mi avrebbe accompagnato tipo a Bergamo a prendere un libro che mi interessava?).

Oggi, con un account fatto bene, e con il parental control attivato giusto, questi ragazzi hanno in mano il mondo. E se non hanno voglia di leggerlo, se lo fanno raccontare in cuffia, e se non hanno voglia di fare neanche quello, se lo fanno spiegare in un tutorial su YouTube, che magari fa anche ridere. Come si fa a dire che sia peggio?

Perché poi è proprio quando si mescolano le possibilità, le variabili, che nascono i miracoli. Lui, che ha fatto un po’ fatica a fare un discorso alto su questo argomento (e ha anche 12 anni, santo Iddio), tre minuti dopo era in camera a cantare il “5 maggio” ( sì quello del Manzoni), su una orribile (per me) base di una canzone Trap, e non lo faceva per fare il figo, ma perché gli piaceva. Ed è lo stesso ragazzino che se ne esce con citazioni classiche che mi lasciano a bocca aperta o che canticchia “Generale” di De Gregori senza che nessuno gliela abbia mai insegnata (forse Anastasio con la cover da X Factor? Boh. E anche chissenefrega). Ed è lo stesso bambino che alla domanda: “In classe tua ci sono stranieri?” risponde con lo sguardo del fastidio e della noia di chi sta masticando la pasta e tu lo importuni, e risponde: “Ma che ne so…”, e io “ma lo saprai se non sono italiani?”, e lui che continua a masticare guardando la tv: “Ma mica gli chiedo la carta d’identità…”. Semplice. In fin dei conti noi siamo macchine analogiche che hanno imparato ad usare il linguaggio digitale e a vivere nel doppio mondo che sta a cavallo fra il reale e in virtuale; loro sono le macchine nuove, madrelingua di questo linguaggio e perfettamente a loro agio nel nuovo mondo, che loro capiscono meglio di noi. Visto come funzionano queste ‘macchine nuove’? Funzionano un gran bene… proprio un gran bene…

 

 

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