A me il finale di GOT è piaciuto. Vi spiego perché.

*** Contiene spolier***

Non so che cosa dirvi… a me il finale di Game of Thrones è piaciuto. Sto leggendo ovunque post, articoli e commenti vari che parlano di frustrazione e di grande delusione da parte dei fan in giro per il mondo. Ho letto anche della petizione che ha raccolto più di un milione di firme e che chiede la riscrittura e la riedizione dell’ultima serie, petizione che, uscita intorno alla penultima puntata, onestamente mi aveva messo un po’ di vera ansia in prossimità dell’ultima (che poi io ho visto insieme alla penultima perché da me il nerd aveva imposto la regola per la quale “le ultime due non si possono vedere con scadenza settimanale, a causa del rischio di stress eccessivo, ma vanno viste di seguito, una dietro l’altra”. La democrazia è morta in casa mia, ma lo sapete già).

In ogni caso, alla fine le ho viste, e cosa devo dire… il finale mi è piaciuto. Chiaramente non mi è piaciuto tutto indistintamente, e se vogliamo metterci a fare la spunta delle possibili critiche, ci possiamo stare anche quella mezza giornata, ma in generale mi sembra che chi ha scritto la storia di questa ottava serie non l’abbia fatto in un pomeriggio, buttando lì due idee, ma abbia fatto un lavoro di sviluppo che ha un senso.  Forse più nella seconda parte della serie piuttosto che nella prima, se ci penso bene. La sensazione è che le storie della seconda parte dell’ottava serie abbiano deluso molti perché erano semplicemente umane, ed abbiano messo il pubblico davanti a personaggi che reagivano agli eventi come delle persone e non come dei cartoni animati. Questo, forse, ha spiazzato. E poi, anche un “non vi va mai bene niente” ci sta…

Solo tre settimane fa eravamo tutti esaltati, pronti a buttare lì un “Not Today” a cazzo sulla qualunque situazione in riferimento all’episodio della grande battagli di Winterfell, e sul finale mozzafiato di Arya che uccide il Re della Notte, episodio che a detta della stampa è stato il più grande evento televisivo della storia, e che a me  – quello sì – non è piaciuto, e oggi tutti lì a dire che la serie è da buttare. Come sempre, proverei a capire meglio cosa tenere e cosa no, prima di gettare via anche il buono. A me, per esempio, non è piaciuto proprio l’episodio della grande battaglia perché mi è sembrato un incrocio fra gli Avengers e una puntata di ‘Walking dead’ – che per altro odio. L’enormità dell’esercito dei White Walkers che si schianta come uno tsunami contro Winterfell, il quale non avrebbe alcuna possibilità di resistere nemmeno con l’ausilio dei draghi (che per altro vengono annullati in quanto a potere distruttivo dal drago non- morto che li porta in giro come vuole lui) non poteva che portare ad un finale che necessariamente necessitava di un “deus ex machina” da manuale, cioè Arya. Quello è stato un episodio di quelli che definirei “di mestiere”, di quelli fatti, cioè, utilizzando le tecniche che la narrativa dello spettacolo ha sviluppato nei secoli e che fin dai tempi delle tragedie greche ha saputo incollare lo spettatore alla poltrona (o alla cavea, nei tempi antichi). E’ come una ricetta in cucina: la applichi nel modo giusto e funziona, sempre. Se ci pensate, la Battaglia di Winterfell si coagula nell’evento finale di Arya: tutto quello che succede prima, preso a blocchetti tematici, si può riordinare a piacimento e sostanzialmente funziona sempre perché sostanzialmente il deus Ex Machina può essere chiunque, e il senso della continuità narrativa gliel’avremmo dato noi ‘ex post’.

Ma poi, anche chissenefrega! Quando lei è saltata fuori dal buio, abbiamo fatto tutti un salto sulla sedia? sì! e allora funziona e basta. Ma l’episodio è durato 80 minuti, fatti sostanzialmente di niente.

Nella seconda parte della serie, cioè nella battaglia contro King’s Landing, è come se gli sceneggiatori avessero deciso di cambiare registro. È un po’ come se ci avessero detto: “Ok, la vostra battaglia figa ve l’abbiamo data, adesso fate divertire un po’ anche noi.” Premetto che non ci sono riusciti del tutto, ma secondo me che ci hanno provato onestamente. Vi dico cosa ne penso, personaggio per personaggio (circa), e poi magari ne parliamo.

Partiamo da un concetto e non da un personaggio, cioè il potere. La tesi di base di questa storia è che il potere è distruttivo e non creativo: non ci sono personaggi di potere che fanno progredire, ma solo che distruggono o si auto distruggono proprio a causa del potere. Quindi è evidente che la fine della storia doveva essere rappresentativa dell’assunto iniziale, cioè doveva essere ‘distruttiva’. E infatti ogni personaggio trova il suo modo per distruggersi.

Daenerys lo fa rinnegando con un gesto orribile tutto il suo percorso di “liberazione” che l’ha accompagnata dall’inizio. Lei, che era stata forgiata con il fuoco, che aveva il potere dei draghi, che aveva il dono delle lingue, che piegava i cuori, che liberava gli schiavi, che guidava nazioni con giustizia (sebbene costretta dalla ragione di stato ad operare a volte scelte difficili), lei che non avrebbe avuto nessun bisogno dare una dimostrazione di forza, si lascia andare ad un orribile episodio di ‘overkilling’ su un nemico che si è già arreso. Nella psicologia criminale ‘l’overkilling’ ha sempre una connotazione ‘personale’ – e infatti lei lo fa per vendicare la morte di Missandei: il Trono diventa un pretesto, a quel punto – e stabilisce che il killer ha perso la consapevolezza di sè:  il suo obiettivo non è più “uccidere” ma “annullare”. Il Trono dei Sette Regni non avrebbe potuto essere consegnato ad una persona che, almeno una volta, ha già superato il confine fra realtà e delirio sanguinario. Daenerys, come il Re Pazzo, doveva morire.

E doveva morire per mano dell’unico personaggio veramente passivo e sacrificabile della storia che, brutto a dirsi, è proprio Jon Snow. Jon, purtroppo, è stato protagonista della sua epopea suo malgrado, al punto da dimostrare alla fine di non avere imparato niente sulla gestione del potere, e infatti si lascia convincere – per altro in una manciata di secondi – ad uccidere a sangue freddo la donna che ama. Lui, che fino a pochi minuti prima aveva tentato di fermare l’esecuzione di alcuni soldati prigionieri, perché “non era giusto farlo”, proprio lui accetta di fare un’azione vigliacca e crudele, con la quale trova la sua propria distruzione.  Con quel pugnale lui trafigge la sua integrità, la sua storia di eroe positivo, il suo possibile futuro come sovrano retto e ‘ senza macchia’, e si dichiara indegno al trono, come forse è sempre stato. Lui, legittimo erede, voluto dal Cielo al punto da farlo risorgere, è talmente ingrato da non volere accettare il trono che la sorte ha riservato al sangue che scorre nelle sue vene, e da uccidere l’altra legittima erede, nonché sua zia e nonché donna che lui dice di amare. Il suo esilio a Castle Black è il minimo che potesse riservargli il futuro; e per lui è anche un bene perché potrà sparire felice, nel bianco insoluto della neve del Nord, ed essere dimenticato.

Jamie e Cersei Lannister muoiono senza gloria, distrutti dal peso fisico del loro potere, cioè schiacciati dal loro palazzo, come topi. Le ultime parole di Cersei sono quelle di una persona spaventata, senza orgoglio, senza onore: “Non così… non così…” Sono le parole di una donna che ha sempre pensato di poter controllare tutto e tutti e alla fine si accorge che, semplicemente, non è così. Il potere che lei ha così crudelmente difeso, le è collassato addosso, letteralmente; e l’ha ridotta in polvere, letteralmente. Senza quel potere, che lei ha ereditato e non ha costruito, lei sarebbe stata una persona spaventata esattamente come lo è stata negli ultimi attimi di vita, incapace di affrontare le difficoltà della vita che l’ultimo dei suoi sudditi affrontava ogni giorno. Molti dicono che Cersei avrebbe meritato una morte diversa, ma io dico di no, perché con questa fine lei ha dimostrato il suo vero Io almeno per un istante, cioè quello di una donna che aveva bisogno di tutto e che non lo ha mai ammesso, nascondendosi dietro la crudeltà della sua frustrazione. Di fianco a lei giace Jamie, una persona che è stata distrutta un po’ alla volta, proprio da lei, e che non poteva fare altro che compiere il suo destino con lei. Jamie è stato costretto a nascondersi per tutta la vita, e ad annullare il suo bisogno di felicità sacrificandolo sull’altare della sorella e, alla fine, non ha potuto fare altro che portare a compimento il suo sacrificio estremo. Quando Brienne scrive nel libro dei cavalieri che lui è morto “difendendo la sua regina”, consegna alla storia la bugia che è stata la sua vita, e che lo ha reso davvero un personaggio infelice. Quella bugia è per lei l’ultimo atto di onore e di amore verso un uomo che non l’ha mai meritata.

Arya, dopo aver assolto il compito di “deus” nella storia, è come se si fosse spenta. Partecipa alla giornata della battaglia, ma la sua stella si è volta altrove. Non le riesce di uccidere Cersei, come ha promesso dall’inizio della serie, non le riesce di far parte momenti importanti della battaglia, cerca di salvare una madre con la sua bambina, ma in realtà è lei a provocarne la morte. Non ha più un posto in questa storia, non ha più uno scopo. E infatti se ne va. Lei non viene distrutta dal potere, perché il potere non l’ha mai avuto.

Anche Sansa assolve più a un compito “narrativo” che a uno psicologico. La sua storia deve avere una fine, e ce l’ha con l’indipendenza del Nord dai Sette Regni. Non un cenno sulla morte della sua nemica  – sia che si intenda Cersei, sia che si intenda Daenerys – e soprattutto non un cenno sul fatto che, per quello che ne sa, l’unico discendente al trono sarebbe Jon. Neanche una parola. Sansa è quello che Cersei non è mai stata, cioè una sopravvissuta, e cioè una donna che non ha nessuna intenzione di rinunciare a quello per cui è sopravvissuta: la corona. E d’altra parte, come si dice nelle competizioni, alla fine vince chi ha sempre creduto di poter vincere, e lei ha sempre voluto un trono, a qualunque costo.

Bran è il grande saggio, che in ogni storia morale che si rispetti, deve avere il ruolo del grande saggio: punto. A Yoda mica chiedi perché è Yoda. E’ Yoda e fa Yoda. E lui lo stesso. Ci è voluta una stagione intera per farlo diventare il grande saggio, ma una volta che lo è diventato è stato sempre uguale a ae stesso. Secondo me, è il personaggio peggio riuscito, almeno nella serie. In buona sostanza, il suo terzo occhio gli è servito per scoprire il grande segreto sulla nascita di Jon, ma poi? Posto che quel segreto è stato il segreto più inutile della storia, oltre a quello l’apporto di Bran è stato a dir poco limitato.

E infatti Tyrion, (che è lo Iago Shakespeariano riveduto e corretto, siamo d’accordo no?) propone proprio lui come re, perché è l’unico candidato che gli permetterà di fare il totale cazzo che vorrà d’ora in poi. La scena delle sedie al tavolo del consiglio, l’avete notata? Tyrion che prova la sua sedia a capotavola, poi guarda le altre, scende dalla sedia e le mette a posto, addirittura passando davanti alla tavola, proprio sotto camera e quindi andando fuori fuoco e quasi “entrandoci in salotto”: quella scena è geniale, secondo me. Lì ce lo sta proprio dicendo chiaro: “Questo è il mio posto. Quello in cui sarei dovuto essere da sempre. Quello che d’ora in poi sarà come dico io. Quello che ho distrutto e ricostruito un bel po’ di volte. Quello in cui hanno comandato mio padre e mia sorella, ma ora è mio. Solo che io sono stato più bravo di loro, perché io questo posto l’ho trasformato e non mi sono lasciato trasformare da lui. Voi mi avete sottovalutato, e io ho vinto.” Per capirci in maniera più chiara: è evidente a tutti chi ha ereditato il trono dei Sei Regni giusto?

Per chiudere, mi sembra evidente che non tutti i finali possano piacere a tutti. Io, per esempio, ho sempre sperato che Rhett Butler dopo aver fatto qualche passo nella nebbia, appoggiasse la valigia per terra, chinasse il capo per prendere la decisione, e poi tornasse sui suoi passi. Ma poi, se lo avesse fatto, chi se la sarebbe ricordata la frase più da stronzi della storia: “Francamente, me le infischio”. I finali, in teoria, sono fatti per la storia e non per il pubblico. Se un finale viene scritto per far contento il pubblico, è inutile perché in ogni caso non potrà mai fare contenti tutti. Io penso che, oggi, il tasto “non mi piace” scatti un po’ troppo velocemente nel cervello della gente, e che tutti vorrebbero avere il proprio finale personale. Bè, non si può. Come nella vita: non si può avere sempre quello che fa piacere a noi. A volte bisogna guardare, accettare e rispettare quello che non possiamo controllare. E a me, questo finale, è piaciuto.

 

 

Photo by mauRÍCIO santos on Unsplash

6 risposte a "A me il finale di GOT è piaciuto. Vi spiego perché."

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  1. Hai fatto un’ottima analisi dei personaggi. E alla fine, sì, diciamo che sono abbastanza d’accordo con te in linea generale. Forse il vedere le ultime due puntate insieme rende il finale migliore.
    Perchè dopo lo scempio e la morte di tutti i “cattivi” nella penultima puntata, aspettare una settimana ha caricato di aspettative per qualcosa di più epico nell’ultima. Ma hai ragione, i personaggi si sono comportati in maniera normale. Probabilmente anche troppo. La fine di Daenerys era prevedibile, tutti, me compreso, avrebbero voluto per mano di Arya, giusto per renderla la vera eroina della saga. Ma è anche più “naturale” che il colpo sia stato sferrato da Jon. Non mi va assolutamente giù invece il comportamento degli Immacolati e dei Dotraki, che a quanto pare se ne sono stati buoni buoni fino all’arrivo dei capi famiglia e alle relative decisioni. Buoni buoni? I Dotraki? Ma per favore…
    Come minimo dovevano fare a pezzettini Jon Snow…
    Comunque sia, è finita. Certo le strade per un possibile sequel comunque ci sono… Lo sappiamo se Daenerys è veramente morta? Cosa troverà Arya ad ovest?
    E Sansa, siamo sicuri che se ne sia tranquilla?
    Lo scopriremo solo vivendo…
    PS: I ghiaccioli cadaveri stavano sulle palle anche a me…

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  2. Well, non ho mai seguito GoT, né del resto ho desiderato farlo; dunque i tre quarti di questo post li ho bevuti come una profana qualsiasi, un po’ come si butta giù noncuranti il primo bicchiere di whisky – “quale ti verso?” . “è uguale, quello che vuoi!”.
    Ma il quarto che parla di aspettative deluse e di creazione di una storia è chiarissimo, e più condivisibile di così si muore (e infatti, pare sia crepata una montagna di personaggi).

    Con questo, chapeu e ti saluto.
    Ho risalito tutta la tua cronologia e se tra un po’ ci provi, magari chiedendo “Celia, il mio ragazzo smartphone” io rispondo anche. (Aiuto).
    ‘Notte, alla prossima…

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