Il nerd e il loop della trascrizione

Avete visto “Dark“? Io si, tutte e due le serie. Ho fatto fatica a finire la seconda, e onestamente anche la prima, ma in entrambi i casi la cosa che non mi permetteva di mollare era la curiosità di sapere come avevano intenzione di gestire questa cosa dei viaggi nel tempo a loop. Chiaramente, oltre non posso andare per evitare spoiler mortali verso chi non ha ancora visto le puntate (che, oddio… secondo me eh…modesto parere eh… si possono perdere con una serenità estrema… ma estrema proprio), ma devo dire che oggi, grazie al mio nerd, ne ho avuto un assaggio bello serio di loop temporale.

Tutto inizia dal mio mal di gola. A causa del suddetto mal di gola (sono già a 4 caramelle antinfiammatorie della farmacia… fra poco raggiungo la dose tossica, e addio blog), e della febbre connessa, oggi sono a casa. E parlo. Lui invece si era settato sul registro “sono a casa da solo, in silenzio”, e le due condizioni non sono state rispettate. E soffre.

Essendo rimasto a corto di fiori da mozzare per le sue foto (li compra e li mozza, e poi li lascia nel vaso… come Morticia Addams, esattamente… state annuendo con il capo in maniera isterica? anche io…)

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Era una margherita. Gli altri fiori fanno i vaghi quando lui si avvicina…

ha deciso di rinchiudersi in camera/ufficio a fare le sue cose di improvement, che vanno dall’imparare un nuovo software di montaggio (si, tipo Matrix… lui lo guarda e lo impara… pare che gli basti sapere la filosofia del software, e poi i passaggi li ricostruisce a mente… sai… cose immediate… oggi sono un filo polemica, eh?) allo scoprire le leggi che soggiaciono alla perfetta creazione di un croissant francese (Non parlo di Dario Bressanini, che comunque merita…  nooo… troppo facile… guardate qui.  Roba forte… roba che dà dipendenza), croissant che poi non fa perché la roba dolce non gli piace… lui guarda solo per le macchine… Jesus…

In ogni caso, in quella sua bolla quasi perfetta, ad un certo punto arrivo io.”Ma quindi, le foto per il sito le hai poi fatte?”. Muto. “E il lavoro per i documentario? Procede?”. Muto, e ombroso. “E il lavoro quello con la rivista, poi… non ho più saputo niente…”. Muto, ombroso e pure con lo sguardo laterale. “Senti – sbotto –  ma non c’è bisogno di fare quella faccia lì… non ti ho chiesto niente di strano… viviamo insieme, e magari ci sta che ogni tanto tu mi aggiorni su come sta andando quello che fai… qualsiasi cosa sia quello che fai!”. Bisogna dire, che deve essere stata una domanda proprio ben posta, perché fa il suo effetto e lui ci sta: gira di 90 gradi il busto dalla sua postazione lavoro, e si pone in modalità “ti do retta, ma non ti approfittare”.

“OK, si può fare – dice lui – cerco un modo per condividere con te il mio software per la gestione del tempo”. A me scappa da ridere, mi trattengo, e argomento. “Gestione del tempo… agenda! E’ un’agenda… abbiamo già quella condivisa sul telefono… “. “No, questa è un’app per la gestione del tempo, è diversa.” “Diversa come? ci scrivi gli appuntamenti e le cose da fare, dai… “. Lui scuote il capo…  evidentemente non mi ci sono neanche avvicinata. “Si, scrivo le cose che faccio, ma non nel senso che dici tu… più che altro trascrivo le mie attività, senza un senso del presente e del passato, perché nel software coincidono”. Ommadonna, mi ha rubato il libro sul “Tao della fisica” ed è impazzito.

“Amor, in che senso… mi spieghi che non sto capendo un tubo? Anche io scrivo le cose sull’agenda e poi quando le ho fatte diventano passato, in questo senso no? E’ normale…”. “Si, ma anche no… – continua lui – per due motivi. Il primo è che quando le segno, in qualche modo le ho già vissute nella mente e quindi sono già accadute, ergo sono già ‘passato’ anche se sono ancora nel futuro, in teoria… giusto?”. “Gggiusto…” “E quindi vedi che presente, passato e futuro coincidono?” Dategli torto…

“E poi perché il mio software non si limita a tenermi l’elenco degli impegni, ma mi calcola quanto tempo dedico ad ognuno, in modo che alla fine dell’anno io sono in grado di dire, per esempio, quanto tempo ho passato fotografando, quanto al lavoro, quanto… per dire… con il lego, quanto a guardare serie tv…”.

Eccolo lì… ti pareva che non usciva il piccolo ‘psyco’. “Cioè – incalzo io – tu segni nel software tutto quello che fai per tenere il calcolo? tutto?”. “Ma nooo.. – risponde lui – le cose biologiche no! (COSE BIOLOGICHE LE HA CHIAMATE!) Tipo mangiare, dormire, quelle cose lì no… “. Ecco, vedi la differenza? Io per esempio, avrei avuto curiosità di sapere quanto tempo passo in un anno a mangiare, per dire… chi mi conosce sa che sarebbe un dato interessante assai! Ma lui no. Le cose biologiche non gli interessano. E lo dice con quella punta di fastidio che mi aspetterei da un essere che con le ‘cose biologiche’ non ha nulla a che spartire: avete pensato a un androide anche voi? Ecco, appunto.

“Per esempio, hai notato che quando guardiamo una serie, poi io mi segno delle cose?”. “Si, ma pensavo fosse un’app di rating per le serie! Una cosa per dare un giudizio! Una cosa che serve all’umanità per evitare le serie di merda! E invece…?”. “No – risponde lui – è anche per quello, ma io poi mi segno le durate complessive delle serie e le trascrivo nel software, così alla fine dell’anno so quanto tempo ho speso guardando quel tipo di spettacolo, che chiaramente è diverso dai film, no?”.

“Quindi, se ho capito bene… – scandisco tutto, perché non sono sicura di aver capito proprio bene –  tu ad un certo punto della tua vita (che adesso capisco che deve essere pienissima di lavoro… una cosa devastante!) ti metti lì e segni nel software le durate totali delle cose che vedi in tv, dividendole per tipo di spettacolo… ” “Trascrivo – mi corregge lui – il verbo è trascrivere, non segnare. Segnare è più transitorio e coinvolto; trascrivere è definitivo e asettico. Trascrivere. Io trascrivo.”

“Ok. Tu TRASCRIVI  tutti questi dati per sapere quello che hai fatto in un anno? Cioè, esci due ore a fotografare e poi lo segni… ehm trascrivi? Quando siamo andati insieme a fotografare io non ti ho visto trascrivere… tu torni a casa e poi trascrivi… sempre?”

“Sì, sempre. E sì, poi calcolo quello che ho fatto in un anno, in percentuale chiaramente… anche se non potrei mai trascrivere tutto… perché se trascrivessi tutto dovrei creare una categoria “trascrizione” in cui dovrei segnare il tempo che impiego nella trascrizione, e dovrei calcolare il tempo di tutte le trascrizioni, compresa quella della trascrizione nella cartella trascrizioni… diventerebbe un po’ incasinato…” e mentre lui parla, nella parete accanto si apre un wormhole che lo risucchia via.

Magari, alla prossima trascrizione il wormhole me lo risputa indietro… vediamo… vi tengo informati…

Comunque con sto caldo, una finestra aperta sullo spazio tempo fa sempre comodo…

Ah, e “Dark”, muto!

 

 

Photo by Mick De Paola on Unsplash

 

8 risposte a "Il nerd e il loop della trascrizione"

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