Venite a prendere un nerd_caffè da noi?

Questo è il classico post in cui io mi lamento e voi pensate che lui sia un genio. Lo diciamo subito, così ci leviamo il pensiero. Comunque vorrei solo che voi vi metteste nei miei panni il tempo necessario per assaporare il gusto di questa nuova avventura, tutto il tempo intendo, e poi ne riparliamo. Quindi, ve la racconto proprio dall’inizio, così vi fate un’idea e magari provate una vena di empatia anche per me. Me misera… (me lo dico da sola almeno son contenta).

Allora, si parla di caffè. E voi direte “e quindi?”. E io, mentre voi saccentoni mi guardate idealmente con sufficienza, annuisco veemente e torno con la memoria a quando questo ennesimo incubo ha avuto inizio. Avete presente i film che partono con un’intervista tutta patinata che poi ti riporta alla storia principale della pellicola? Mi viene in mente Interstellar, ma sono pazza… meglio Harry, ti presento Sally?, direi… una cosa così…

Tutto inizia mesi e mesi fa (… tutta sta storia per un caffè? Si! Hai cliccato, stà li buono/a che dura meno di quello che ho passato io!) quando LUI era nella bolla. La natura della bolla l’ho spiegata bene già altrove, ma qui valga un breve riassunto: la bolla è quella condizione nella quale il nerd si rinchiude quando ne sta meditando una. Nella bolla lui pensa, calcola, crea scenari, vive in un mondo parallelo e produce invenzioni. Quando è nella bolla si nutre solo di informazioni: cibo e luce sono irrilevanti. Io sono irrilevante. E questa è LA NORMALITA’. Ok? Ci siamo? Mi state un po’ compatendo? Allora funziona… andiamo avanti…

Mesi fa, io tento di fare capolino nella bolla e intuisco che il nerd si sta istruendo, tipo Matrix, su un tema nuovo: il caffè. La sento la curva di empatia verso di me che si allontana perché lo critico: cosa c’è di più italiano, casalingo, accogliente, caldo e tradizionale di una bella moka fumante? Niente! Il problema che noi manco ce l’abbiamo la moka, perché tutti e due beviamo l’americano da sempre ( e qui vi ho persi definitivamente).

La macchina del caffè americano, tuttavia, non lo soddisfaceva. Ne devi fare tanto, poi sta lì e diventa troppo forte, e poi ci sono tre tipi di caffè in croce con la macinatura giusta, e poi… diciamo che io ho rotto la base di vetro della macchina e quindi addio. Per un po’ di tempo ci siamo adattati al Nescafè, che non è manco male e fa pure la cremina, ma lui non si dava pace.

Allora sono arrivati gli ASMR. E mo’ che c’entrano gli ASMR? C’entrano! Perché uno di quelli che faceva gli ASMR, li faceva con il caffè e ci metteva una vita e mezza perché partiva da Adamo ed Eva: ravanava i chicchi crudi (rumore bellissimo, per altro), poi li tostava, poi li pesava nella dose di una tazza, poi li macinava, poi metteva su il bollitore SPECIALE, poi preparava il decanter bagnandolo con l’acqua calda (Jesus, il decanter per il caffè… si poi vi metto i link… calma), poi metteva il filtro, poi metteva la povere di caffè, e solo alla fine versava l’acqua (92 gradi, eh… che sennò il caffè ci resta malissimo!) che filtrava attraverso il filtro nella base del decanter, per il tanto agognato caffè.

Tempo medio: 20 minuti? boh… una vita.

Chiaramente, il nerd mi mette tutto in wishlist, e chiaramente per scavallare il Natale, io ho comprato l’intero l’armamentario per regalarglielo, compresa la pesa da spacciatore per pesare 10 grammi di polvere.

Ma chi lo sapeva che poi, OGNI VOLTA, si sarebbe consumata la cerimonia del caffè in stile imperiale? Io sono seriamente preoccupata che fra un po’ lui si inventi anche i paramenti ufficiali per fare una tazza… se mi si veste apposta io impazzisco…

A fine pasto, la domanda arriva impietosa: “Caffè?”. Io: “No, dai… grazie…” sperando di evitare il Kabuki (teatro giapponese, sta fermo lì con Google) che parte ogni volta. Ma lui se ne sbatte, perché la pantomima non prevede le “due tazze, minimo”, e se la fa anche solo per se stesso. In casa, ora, pare di essere in una torrefazione, perché si prepara le miscele come vuole lui, mischiando caffè dai nomi mai sentiti e dalle provenienze impronunciabili. Appiccica in giro incomprensibili ricette con mix di caffè, tempi di decantazione e temperature di riscaldamento dell’acqua (il bollitore mica è quello dell’Ikea che fischia… nooooo! È uno con il termometro! Se la ricetta dice 73 gradi, lui spegne a 73 gradi… sarai mica matto a fare 74! Uè!). Sembra un alchimista del ‘500 che cerca la pietra filosofale, mentre io cerco di schivarla dalla fronte la tale pietra  – nel senso che il caffè che viene fuori da lì è una sassata di potenza.

Ieri volevo fare il tiramisù, quatta quatta, tutta sola in cucina. Lui, dal salotto: “Vuoi che ti faccia il caffè?”. Io come una merda ho mentito: “Noooo, ho appena fatto il solito Nescafè… per il tiramisù è sprecato il tuo… dai, lo facciamo la prossima volta, eh…”. Ma pensa te, che poi veniva lì a controllare se pucciavo i savoiardi nel caffè con la temperatura giusta e con il lato di ingresso perfetto rispetto alla natura arabica della miscela! Preferisco vivere!

Comunque, siccome lo so che qualche pazzo poi me lo chiede, ecco i link del macinino, del decanter e del bollitore fantascientifico.

Se volete venire a prendere il caffè da noi, siete i benvenuti. Solo avvertite parenti e amici che starete impegnati per un po’… non so quando verrete rilasciati…

Ah, quando il nerd ha assaggiato il tiramisù ha detto che era buonissimo, ma non si sentiva tanto il caffè… non credo di dover aggiungere altro. Porc…

 

Photo by Clay Banks on Unsplash

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